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Umberto Bindi, chi era il cantautore: storia, carriera, curiosità

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:07
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Umberto Bindi si autodefiniva il cantautore che odiava le parole e amava la musica. Ecco tutto quel che c’è da sapere su di lui.   

Umberto Emilio Bindi è stato un grande cantante, compositore e pianista italiano, tra i più importanti interpreti della sua generazione (assieme a Bruno Lauzi, Gino Paoli, Fabrizio De André e Luigi Tenco) e uno dei massimi esponenti della rinomata Scuola genovese. Amava definirsi un cantautore che odiava le parole e amava la musica, ma è stato stroncato da un’Italia che non accettava la sua omosessualità. Conosciamolo più da vicino.

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L’identikit di Umberto Bindi

Umberto Emilio Bindi nasce a Bogliasco (Genova) il 12 maggio 1932. La sua propensione per una melodia elegante e per arrangiamenti sontuosi lo avvicinano ai cantanti da musica classica, e le sue composizioni migliori hanno i testi di un concittadino, il paroliere Giorgio Calabrese: con lui scrive Arrivederci (seconda assoluta a Canzonissima 1959), Il nostro concerto (1960), Vento di mare, e Non mi dire chi sei (che partecipò al Festival di Sanremo 1961). Con Gino Paoli scrive Il mio mondo, Un ricordo d’amore e L’amore è come un bimbo, e con Franco Califano e Nisa La musica è finita (1967) per Ornella Vanoni e Per vivere (1968) per Iva Zanicchi.

In particolare Il mio mondo, tradotta in inglese da Carl Sigman con il titolo You’re my world e cantata da interpreti come Cilla Black, Dionne Warwick, Tom Jones, Daryl Braithwaite, Guys’n’Doll e Helen Reddy, raggiunge il primo posto nelle classifiche dei singoli in Australia, Belgio, Messico, Olanda, Sud Africa e Regno Unito. Idem in Francia e Spagna nelle versioni francese e spagnola, entrambe cantate da Richard Anthony.

Eppure, nonostante i prestigiosi riconoscimenti internazionali, col tempo Bindi incontra sempre maggiori difficoltà nell’ambiente musicale, in parte per la scarsa richiesta di compositori raffinati come lui, ma soprattutto a causa della discriminazione dovuta alla sua omosessualità. Nel 1972 pubblica per la West Record l’album Con il passare del tempo la cui prima canzone, Io e la musica, racconta in chiave autobiografica della musica che ha alleviato i suoi dolori. Nel 1975 la vita di Umberto Bindi viene ulteriormente  sconvolta dalla tragica e controversa morte della madre, uccisa da un colpo di fucile sparato accidentalmente da un conoscente, mentre lui era fuori per lavoro, nella villa affittata sei mesi prima a Rocca di Papa.

Nel 1985 Alfredo Rossi, che negli anni ’60 non gli aveva dato fiducia, realizza uno dei primi omaggi discografici dedicati a un artista ancora vivente: l’album Bindi, nel quale il cantante si esibisce insieme a Loredana Bertè, Antonella Ruggiero dei Matia Bazar, Anna Identici, Fiorella Mannoia, Ornella Vanoni, Celeste, Sônia Braga e il Gruppo Vocale Kappy Y Nerey. Nel 1988 Bindi rivela in lacrime al Maurizio Costanzo Show la sua omosessualità e la conseguente emarginazione subìta negli anni ’60.

Importante negli anni ’90 l’incontro con Renato Zero, che ascolta i numerosi brani che Bindi aveva nel cassetto e decide di produrre un disco: di qui la partecipazione al Festival di Sanremo 1996 con la canzone Letti con i New Trolls, e poi il CD Di coraggio non si muore (contenente “È tutto qua” cantata da Renato Zero e “L’approdo” con introduzione parlata sempre di Zero). Sempre in quell’anno esce l’antologia Il mio mondo, mentre nel 2000 BMG Ricordi e Ricordi pubblicano Umberto Bindi, un doppio CD della serie “Flashback: I grandi successi originali”.

A causa di annosi problemi con il Fisco, Umberto Bindi vive gli ultimi due anni della sua vita in povertà, aggravata da una serie di problemi di salute: “Da due anni ho un rene fuori uso, quattro by-pass, un’angioplastica, il fegato che non funziona con un principio di cirrosi. Ma il vero guaio è una debolezza terribile e quell’acqua che mi si forma dappertutto e che mi devono togliere con la siringa” confessa lui stesso al Corriere della Sera.

Nell’aprile 2002 Gino Paoli lancia dal Messaggero un appello perché a Bindi siano concessi i benefici della legge Bacchelli a sostegno degli artisti. Il vitalizio gli viene prontamente concesso, ma ormai è troppo tardi: poco più di un mese dopo, la sera del 23 maggio 2002, il cantautore muore nell’ospedale Spallanzani di Roma.

EDS