Il martirio degli uniati: Vincenzo Lewoniuk ed i 12 martiri di Pratulin

La storia del martirio di Pratulin è emblema della resistenza alla repressione della fede cristiana congiunta da parte della Russia zarista.

Nel corso del 1500 in alcuni Paesi dell’est Europa si diffuse la Chiesa uniate. Si trattava di un gruppo di religiosi che, dopo l’unione di Brest, aveva deciso di aderire ai precetti della Chiesa cattolica pur osservando ancora alcune delle regole di quella ortodossa. Si può dire che questi uomini furono i precursori dell’ecumenismo tracciato dal Concilio Vaticano II. Questo esperimento di unione tra il culto cattolico e quello ortodosso, però, venne represso con il sangue.

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A decidere la conclusione della parentesi uniate fu Caterina II nel 1794, la quale abolì la Chiesa uniate in Ucraina. L’abolizione del culto in tutto il territorio controllato dalla Russia zarista divenne ufficiale con Alessandro II nel 1839. Lo zar ordinò che venissero smantellati i luoghi di culto uniati. I sacerdoti vennero mandati al confino in Siberia, incarcerati o semplicemente cacciati dal territorio. In questo contesto nascono storie di resistenza pacifica, con religiosi laici che hanno pagato con la morte la propria fede.

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Martirio di Pratulin: Vincenzo Lewoniuk e i dodici martiri uccisi in Polonia

Lo zar offri agli uniati la possibilità di convertirsi alla Chiesa ortodossa, ma molti rifiutarono e furono puniti. Nel 1874 l’opera di epurazione era stata completata ad eccezione della diocesi di Chelm. Gli uniati si erano nascosti nelle zone della Polonia controllate dagli austroungarici, ma c’era chi aveva deciso di rimanere nella propria terra per difendere il proprio credo. Tra questi 13 uomini di Pratulin, piccolo centro abitato nella Silesia.

Quando i militari giunsero nei pressi della chiesetta, loro si trovavano nei pressi del cimitero. Gli venne intimato di convertirsi, gli venne persino offerta la grazia dello zara qualora avessero accettato, ma questi non cambiarono idea. A quel punto il comandante della truppa ordinò di uccidere, i 13 nel frattempo si erano inginocchiati all’interno del cimitero e cantavano canti sacri. Vennero fucilati e seppelliti in una fossa comune.

Martirio di Pratulin: la beatificazione da parte di Giovanni Paolo II

Sin dagli anni immediatamente successivi al martirio di quei 13 devoti, gli abitanti della Polonia li ricordavano come martiri della fede. Ad inizio ‘900 persino i papi cattolici cominciarono a ricordare il loro sacrificio in difesa della fede. Il culto di quei martiri divenne ufficiale nel 1905, quando lo Zar Nicola abolì le persecuzioni e concesse la libertà religiosa. Nel 1938 il vescovo della diocesi di Podlachia Enrico Przeździecki scelse proprio loro come candidati alla beatificazione in rappresentanza di tutti gli altri martiri.

Affinché avvenisse la beatificazione, però, bisognerà attendere il 1996, quando il loro connazionale Papa Giovanni Paolo II li nominò Beati a Piazza San Pietro. Ai giorni nostri il martirio di quei fedeli che puntavano all’unificazione delle Chiesa cristiana viene ricordato e celebrato il 24 gennaio di ogni anno.