Sinisa Mihajlovic e la leucemia: “Non penso di essere un eroe”

L’allenatore del Bologna Sinisa Mihajlovic e la leucemia, la lunga intervista rilasciata a ‘Verissimo’: “Non penso di essere un eroe”.

(Instagram)

“Non penso di essere un eroe, sono un uomo normale con pregi e difetti”, queste le parole di Sinisa Mihajlovic, ospite di ‘Verissimo’ per raccontare la sua malattia. Come noto, l’allenatore del Bologna è in cura per una leucemia acuta mieloide.

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Spiega intervistato da Silvia Toffanin: “Ho solo affrontato questa cosa per come sono io, ma ognuno la deve affrontare come vuole e può”.

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Leucemia: la battaglia di Sinisa Mihajlovic

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(Mario Carlini / Iguana Press/Getty Images)

L’allenatore del Bologna spiega che a suo avviso “nessuno deve vergognarsi di essere malato o di piangere. L’importante è non avere rimpianti e non perdere mai la voglia di vivere e di combattere”. C’è un pensiero per Zlatan Ibrahimovic, che gli ha dimostrato sostegno: “Ibra è come un fratello, da giocatori ci siamo anche scontrati, poi dopo siamo diventati amici. Mi è dispiaciuto che non sia venuto qui ma capisco la scelta del Milan, anche se da noi si sarebbe divertito di più. Abbiamo un carattere molto simile e molto forte. Sono contento sia tornato in Italia, speriamo solo che contro di noi non possa giocare a causa di qualche ammonizione, così avremo un problema in meno”.

C’è il rammarico di aver vissuto gli ultimi mesi di vita del padre, morto nel 2010, ma adesso la famiglia è quello che più conta per Sinisa Mihajlovic: “E’ stato il Natale più bello della mia vita, con tutta la mia famiglia vicino. C’era anche mia mamma, che si è arrabbiata quando ho pianto durante la seconda conferenza stampa, però poi a casa mi ha preparato dei piatti serbi che sono molto saporiti e non li ho sentiti amari come quasi tutto il resto dei cibi. Grazie a lei ho recuperato un po’ di chili”.

I giorni più duri dell’allenatore del Bologna

L’allenatore appare comunque sulla via della guarigione: “Sta andando tutto bene, non sto più prendendo il cortisone e questo è importante. Sono passati 78 giorni dal trapianto di midollo osseo e i primi 100 giorni sono i più critici. Poi dopo è tutto in discesa, bisogna avere pazienza ancora per una ventina di giorni ma superarli sarebbe già un bel traguardo. Sono molto contento, non ci sono state complicazioni gravi e va benissimo così”. Insomma, “sto vincendo la battaglia, anche se devo fare attenzione”.

Sinisa Mihajlovic ricorda ancora quanto sia stata dura: “Ho fatto tredici chemioterapie in cinque giorni, ma già dopo il terzo avevano annientato tutto. Il primo ciclo è stato il più pesante, mi sono venuti anche degli attacchi di panico che non avevo mai avuto perché ero chiuso in una stanza con l’aria filtrata: non potevo uscire e stavo impazzendo. Volevo spaccare la finestra con una sedia, poi mia moglie e alcuni infermieri mi hanno fermato, mi hanno fatto una puntura e mi sono calmato”.

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