Adolescente si toglie la vita, la denuncia: “Abbandonata da chi doveva aiutarla”

Un’adolescente si è tolta la vita in un’ospedale psichiatrico, la madre denuncia la struttura per negligenza nei confronti della figlia.

Era il marzo del 2017 quando Mia Titheridge, 17 anni, si è tolta la vita nell’ospedale psichiatrico di Huntercombe dove era stata ricoverata in dicembre. L’adolescente soffriva da tempo di crisi depressive e prima del trasferimento era stata ricoverata in un ospedale di Sheffield, a pochi passi dalla sua casa di Leeds. In quei mesi, però, Mia aveva cercato di suicidarsi diverse volte ed i medici avevano deciso di trasferirla in una struttura in cui, teoricamente, sarebbe stata sorvegliata costantemente.

Secondo la prassi ospedaliera, infatti, un collaboratore della struttura avrebbe dovuto controllare che Mia stesse bene ogni 15 minuti. Quando la ragazza è stata trovata priva di vita, però, nessuno le aveva fatto visita da oltre un’ora. Si è scoperto anche che dopo una visita in casa era riuscita a portare in ospedale un legaccio e dell’alcol che gli addetti alla sua sicurezza non avevano trovato.

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Adolescente si suicida, la denuncia della madre: “l’hanno abbandonata quando aveva bisogno”

In seguito alla morte della ragazza è stata effettuata un’ispezione a sorpresa nella struttura durante la quale sono state riscontrate diverse irregolarità. I pazienti, tutti ragazzi a rischio suicidio, avevano libero accesso a strumenti che potevano essere utilizzati come arma. La procura ha quindi stabilito il sequestro e la chiusura della struttura ospedaliera. Una magra consolazione per la madre della ragazza che già in dicembre si era lamentata per il trasferimento della figlia.

La donna oggi, a 2 anni e mezzo di distanza, spiega al Mirror come la scelta di allontanare la figlia dai suoi affetti possa aver influito sulla sua morte: “Mandare le persone vulnerabili, in special modo quelle molto giovani, a centinaia di chilometri di distanza da casa per ricevere delle cure semplicemente non funziona”. La madre è convinta che la vicinanza dei cari può dare maggiore incoraggiamento ai ragazzi in difficoltà. Per quanto riguarda la morte della figlia, invece, la madre dice: “Sentire che Mia era morta mi ha squarciato il cuore, ma il dolore è stato più grande perché sento che poteva essere evitato”.

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