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Strage di Piazza Fontana: che cosa è successo il 12 dicembre 1969

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:03
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Sono passati 50 anni dal giorno in cui è esploso l’ordigno in Piazza Fontana, ancora oggi sull’attentato ci sono più domande che risposte.

Il 12 dicembre del 1969 era una giornata grigia, la nebbia, come spesso accade nel capoluogo lombardo, copriva le strade di Milano. Quel giorno alla Banca Nazionale dell’Agricoltura c’erano le contrattazioni del mercato agricolo e del bestiame. Era dunque una giornata importante per il settore primario dell’economia italiana e gli attori protagonisti erano intenti ad ottenere le condizioni migliori possibili. In quell’atmosfera di febbrile tensione, alle 16:37, tutto è stato improvvisamente spazzato dall’esplosione di un ordigno.

La sala della Banca Nazionale dell’Agricoltura, prima riempita dalle voci dei presenti, subito dopo la deflagrazione dell’ordigno era riempita da urla strazianti di dolore e paura. In quell’attentato hanno perso la vita 17 persone, 89 sono rimaste ferite. Durante le investigazioni si è scoperto che sarebbe dovuta scoppiare un’altra bomba nella Banca Commerciale Italiana a Piazza della Scala. Per fortuna il timer dell’ordigno era difettoso ed un impiegato l’ha trovata prima che fosse troppo tardi. Lo stesso giorno, a Roma, sono esplose altre tre bombe: una alla Bnl di via Veneto (13 feriti), una all’Altare della Patria e l’ultima al Museo del Risorgimento (4 feriti).

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Strage Piazza Fontana: la chiusura della vicenda giudiziaria

Le indagini sull’accaduto sono cominciate non appena tutte le persone presenti a Piazza Fontana sono state portate via dal luogo della strage. Il 15 dicembre del 1969 sono stati effettuati i primi arresti. Il primo processo si è concluso 10 anni dopo con la condanna di Freda, Ventura e Giannetti all’ergastolo e di Valpreda a 4 anni e 6 mesi. Seguiranno altri tre processi al termine dei quali, nel 1985 verranno assolti tutti gli imputati per insufficienza di prove. Seguiranno altre due inchieste e altri tre processi, l’ultimo si è concluso nel 2005, quando la Cassazione ha giudicato colpevoli morali Freda e Ventura, ma li ha assolti poiché non più punibili.

Fabio Scapellato