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Carlo Digilio, chi è l’unico condannato per la strage di Piazza Fontana

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:25
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Alla fine di una serie infinita di processi Carlo Digilio è stato l’unico ad essere condannato per la strage di Piazza Fontana, ripercorriamo la sua storia.

Nato a Roma il 7 maggio 1937, Carlo Digilio si trasferisce negli anni ’60 a Venezia per studiare all’Università di Economia e Commercio. Non completa mai gli studi ed entra a far parte dell’esercito. Secondo quanto rivelato da lui stesso in sede processuale dopo il ’67 è stato chiamato a diventare uno degli informatori italiani della Nato. Entrato a far parte del progetto della CIA per l’arruolamento di fascisti e anticomunisti con il nome in codice di Erodoto, Carlo si fa strada all’interno di Ordine Nuovo.

Insieme al movimento ha partecipato a diversi attentati e progetti golpisti, tra i quali la strage di Piazza Fontana. In questa ha avuto il ruolo di esplosivista e artificiere e controllando dunque il funzionamento degli ordigni utilizzati per l’attentato. Digilio ha confermato il coinvolgimento di Ventura e Freda ed ha accusato Zorzi di essere stato l’esecutore materiale della strage. Questo, infatti, sarebbe stato l’uomo incaricato di portare l’ordigno all’interno della banca.

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Carlo Digilio, la condanna per il reato prescritto

Prima di essere arrestato e confessare il suo ruolo nella strage, Digilio ha continuano la sua attività eversiva all’interno di gruppi di estrema destra. Nel 1973 è entrato a far parte dei Nuclei Armati Rivoluzionari. Arrestato per un breve periodo nel 1982, decise di allontanarsi dall’Italia e stabilirsi a Santo Domingo. Qui si è creato una famiglia ed ha avuto una figlia, nel frattempo avrebbe continuato a collaborare con la Cia, contro il regime di Fidel Castro. Nel 1992 viene emanato un mandato di cattura internazionale dall’Italia, Digilio viene dunque riportato sul suolo nazionale e processato.

Vista la situazione decide di confessare e collaborare con le indagini. Nel 1995, però, viene colto da un ictus e dopo l’accaduto accusa diversi vuoti di memoria. La sua testimonianza contro Zorzi e gli altri viene dunque ritenuta non affidabile. Viene condannato per aver collaborato alla strage, la sua pena, però, viene prescritta poiché ridotta grazie alla collaborazione nelle indagini. Muore nel 2005 in una casa di riposo, dov’era stato posto dal servizio protezione testimoni.