Annamaria Franzoni | battuto Carlo Taormina in tribunale

Annamaria Franzoni Carlo Taormina
Carlo Taormina battuto da Annamaria Franzoni FOTO viagginews

Annamaria Franzoni ha la meglio sul suo ex avvocato durante le prime fasi del Delitto di Cogne, Carlo Taormina. Il penalista voleva far pignorare la villetta per ottenere dei pagamenti che ancora gli spettano.

Piccola vittoria per Annamaria Franzoni. Il Tribunale di Aosta ha stabilito che la sua villetta di Montroz, la frazione di Cogne in provincia del capoluogo della Valle d’Aosta, non è pignorabile. Respinta quindi la richiesta dell’avvocato Carlo Taormina, che difese la donna nel procedimento penale riguardo all’accusa di avere ucciso il suo stesso figlio di 3 anni. Samuele venne massacrato il 30 gennaio 2002 e per quell’omicidio la donna è stata infine condannata al carcere, uscendo poco più di un anno fa. Dopo poco tempo Taormina e la Franzoni ebbero delle divergenze, che portarono il noto penalista romano a rimettere il proprio incarico. Ma lui da allora ha sempre richiesto che la sua ex assistita gli versasse quanto richiesto per i servizi forniti. Di contro Annamaria Franzoni ed il marito, Stefano Lorenzi, hanno sempre affermato che Taormina avesse messo a disposizione i propri servigi a titolo gratuito.

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Annamaria Franzoni, la villetta di Cogne non può essere pignorata

Di recente proprio l’avvocato aveva avanzato richiesta di pignoramento della villetta dove avvenne il cosiddetto delitto di Cogne. In tal modo avrebbe potuto recuperare parte dei proventi che ancora gli spettano, come stabilito in un’altra sentenza. Ma tali soldi non arriveranno da quella controversa abitazione. Le due avvocatesse della Franzoni e del marito hanno affermato che “la procedura di pignoramento è inefficace e improcedibile. Al contempo non è stata presentata neanche alcuna istanza di vendita, per cui la casa resterà in mano ai nostri assistiti”. Anche se proprio dal 2002 tale immobile risulta disabitato, con la Franzoni che da tempo è tornato nel proprio paese di origine, Monteacuto Vallese, sull’appennino bolognese. La donna, stando a quanto risulta da una sentenza civile risalente all’incirca ad un anno fa, dovrebbe corrispondere a Taorimina 275mila euro, che tra interessi ed altre voci pare siano lievitati fino ai 470mila euro.