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“Il mio matrimonio finito per disturbo ossessivo compulsivo”: racconto choc

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Hana Awwad non poteva stare nella stessa stanza di suo marito a causa di un grave disturbo ossessivo compulsivo: in due anni il suo matrimonio è naufragato. 

Hana Awwad vive a Liverpool e ha alle spalle una lunga battaglia contro il disturbo ossessivo compulsivo, una malattia che ha causato la fine del suo matrimonio con il dentista Hassan Awwad. Quando i due si trasferirono a New York non vedevano l’ora di cominciare una nuova vita insieme. Ma nel giro di pochi mesi Hana si è ritrovata prigioniera nel suo appartamento, incapace di toccare o di essere toccata da chicchessia.

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Così la malattia ha distrutto un matrimonio

Sebbene in quel momento non se ne rendesse conto, la 39enne soffriva di una grave forma di disturbo ossessivo compulsivo. In breve tempo la situazione è peggiorata al punto che Hana non poteva stare nella stessa stanza di suo marito Hassan.

“È stato stressante perché eravamo costantemente in viaggio tra New York e il Canada, da dove proveniva Hassan, e a intervalli di pochi si tornavo a casa per visitare la famiglia e gli amici nel Regno Unito”, afferma Hana, ex medico pediatrico.

Il disturbo ossessivo compulsivo le è stato diagnosticato nel maggio 2017. “In America non potevo lavorare perché non avevo i visti necessari, quindi non c’era niente da fare per me. Ho vissuto lì per nove mesi e mi sono ammalata molto, mentalmente”.

Man mano che la malattia prendeva piede, anche le attività più semplici diventavano un’impresa impossibile. “Non potevo toccare un’altra persona o animale, né permettere loro di avere alcun contatto fisico con me”, ricorda la donna. “Sono diventato ossessionato dall’idea che stavo ‘contaminando’ il nostro appartamento, quindi buttavo via vestiti su vestivi e mi lavavo a fondo in continuazione”.

Poi la goccia che ha fatto traboccare il vaso. “Sei mesi dopo il nostro trasferimento negli Stati Uniti, Hassan ha dovuto andare a vivere in hotel perché sentivo che l’appartamento era contaminato. È stato un evento traumatico per entrambi”. Il disturbo di Hana è diventato così grave che i suoi genitori sono volati negli Stati Uniti per portarla a casa.

“Ci sono volute tre settimane per convincermi a lasciare l’appartamento”, dice. “Sono partita solo con il mio passaporto e il mio telefono perché avevo buttato via tutto il resto”. Purtroppo, però, le cose non sono migliorate neppure quando Hana è tornata in Inghilterra.

“È stato il momento peggiore della mia vita. Mi sentivo come un fantasma, come se fossi morta e guardassi la vita attraverso tutti gli altri. Ho visto eventi familiari su video e telefoni, ma non potevo essere lì e partecipare. Desideravo poter giocare nel parco con i miei nipoti come facevo un tempo”.

Dopo la diagnosi ufficiale, Hana ha iniziato la terapia farmacologica e di gruppo. “Ci è voluto un po’ di tempo per prendere il primo appuntamento… Sono stata praticamente costretto a casa per sei mesi, tranne quando andavo alla mia terapia di gruppo – è stata una grande lotta”.

Quando Hassan, 49 anni, è volato Liverpool, Hana non lo lasciò entrare in casa per paure di una “contaminazione”. “Non sono riuscita a convincermi nemmeno a vederlo”, dice oggi. Erano passati solo sette mesi dal loro matrimonio, dopo tre anni d fidanzamento. Ma Hana non era più nella stessa stanza da quando aveva lasciato New York. “È stato molto difficile e ora siamo separati”, ammette.

Hana ha avuto la fortuna di avere dei genitori che l’hanno sostenuta. La salvezza, però, è arrivata in una forma inaspettata. Un bel giorno, seduta a letto e scarabocchiando su un foglio, Hana ha disegnato un logo per un’azienda di cat-sitting. Incredibilmente quello schizzo è diventato realtà.

“Ho avuto l’idea nell’ottobre 2017 e mi chiedevo come l’avrei realizzata dal momento che non avrei potuto toccare un’altra persona o animale o permettere loro di toccarmi, ma ho ottenuto il mio primo cliente a dicembre e ho organizzato una visita a casa”. “Poi- prosegue Hana – sono andata a incontrarla ed è stato come se fossi entrato in una dimensione professionale. Quando ha aperto la porta le ho stretto la mano, sono entrata e ho accarezzato il suo gatto”.

Quel momento è stato una rivelazione. “Pensai che se potevo fare una cosa del genere, avrei potuto anche abbracciare mia madre. Dopotutto, l’aspettava da un anno. Mi ci è voluto un po’, ma ci sono riuscita”. A poco a poco Hana ha fatto passi in avanti e The Cat Sit Company è cresciuta con lei, permettendole di offrire agli altri un valido aiuto. “Il disturbo ossessivo compulsivo rende la vita difficile a volte – conclude -. Ma ora lo lascio sedere accanto alla mia vita, mentre io continuo a viverla”.

EDS