Chi era Palmiro Togliatti: età, carriera e vita privata del politico italiano

Conosciamo meglio la storia di Palmiro Togliatti: ecco tutte le curiosità sulla carriera e vita privata del politico italiano

Palmiro Togliatti chi era
Palmiro Togliatti (Getty Images)

Palmiro Togliatti nasce a Genova il 26 marzo 1893 da una famiglia di origini piemontese. Il lavoro del padre costringe tutti ad operare numerosi trasferimenti. Prima a Novara dove frequenta la prima elementare, poi a Sondrio dove consegue la licenza ginnasiale e, infine, a Sassari dove frequenta il liceo classico diventando insieme alla sorella il migliore dell’Istituto, ottenendo così entrambi la “licenza d’onore”, che li esonerava dall’obbligo di sostenere l’esame finale di maturità. Dopo che il padre si ammalò di cancro, la famiglia torna a Torino dove studiò per accedere alle 65 borse di studio di 70 lire mensili per frequentare l’Università di Torino: lo stesso Palmiro arriva al secondo posto iscrivendosi così alla Facoltà di Giurisprudenza.

Successivamente s’iscrive  al Partito socialista nel 1914, anche se non frequenta la vita di partito per diversi anni. Dopo un’ottima carriera da studente con la media del 300, si laurea nel novembre 1915 con la tesi Il regime doganale delle colonie, discussa con Luigi Einaudi. Poi s’iscrive anche alla facoltà di Lettere e Filosofia, ma non prese la seconda laurea a causa della guerra prima e dell’attività politica poi. Nel 1915 si arruola volontario nella Croce Rossa, prestando servizio in diversi ospedali anche al fronte. Viene assegnato in forza al 54º Reggimento Fanteria per poi passare, su sua richiesta, al 2º Reggimento Alpini.

A Torino Togliatti insegna diritto ed economia in un istituto privato e collabora come cronista al quotidiano socialista Avanti! Poi viene coinvolto anche nell’attività politica delle sezioni del Partito con il suo primo comizio a Savigliano. Diventa uno dei collaboratori de “L’Ordine Nuovo”, giornale fondato da Antonio Gramsci nel 1919, vicino alle posizioni di Lenin. Insieme a Gramsci, Bordiga e Tasca, lascia il PSI durante il XVII congresso e dà vita al Partito Comunista d’Italia. Togliatti si trasferisce in Unione Sovietica nel febbraio del 1926. Dopo l’arresto di Gramsci nel 1926, Togliatti diventa segretario del partito ricoprendo la carica fino alla morte.

Nel 1937 è segretario della III Internazionale. A Mosca collabora alle purghe staliniane, mentre il 27 marzo 1944 fa ritorno in Italia a bordo della nave Tuscania che attracca al porto di Napoli. Propone ai partiti antifascisti di abbandonare la pregiudiziale antimonarchica, di combattere insieme contro il fascismo e di affrontare la questione istituzionale solo dopo la liberazione del paese, chiamata poi “la svolta di Salerno”.

Appare così un leader di un partito nuovo con una grande partito di massa. Nel giugno 1946, nelle vesti di Ministro della Giustizia, lo stesso Togliatti propone l’amnistia per gli ex fascisti e nel marzo del 1947 si batte per l’approvazione dell’articolo 7 della Costituzione, che stabilisce che i rapporti fra Stato e Chiesa vengano regolati dal Concordato stipulato nel 1929 fra la Santa Sede e il regime fascista. Nella primavera del 1947, si conclude l’esperienza del PCI al governo. Inoltre, è stato uno dei membri fondatori del Partito Comunista Italiano e segretario e capo indiscusso del PCI fino alla sua morte. Nella sua carriera ricopre anche la carica di vicepresidente del Consiglio e dal 1945 al 1946 quella di ministro di grazia e giustizia nei governi. Inoltre, è stato Membro dell’Assemblea Costituente, dopo le elezioni politiche del 1948 guida il partito all’opposizione rispetto ai vari governi che si succedettero sotto la guida della Democrazia Cristiana, proponendo. Nel 1948 è sopravvissuto anche ad un attentato quando venne colpito da tre colpi di pistola fuori da Montecitorio. Togliatti muore a Jalta (Ucraina), sul Mar Nero il 21 agosto 1964.

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Chi era Palmiro Togliatti: vita privata

Nel 1924 sposa Rita Montagnana, collega di partito e, dopo un anno dal loro matrimonio, nasce il figlio Aldo sofferente di schizofrenia con spunti autistici. Poi nel 1948 lascia la moglie avvinandosi a Nilde Iotti, giovane deputata del PCI, suscitanto tanto scalpore nello stesso partito. Poi prese in affidamento negli anni Cinquanta la bambina orfana, Marisa Malagoli, sorella minore di uno dei sei operai rimasti uccisi in scontri con le forze dell’ordine il 9 gennaio 1950, a Modena, nel corso di una manifestazione operaia.

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