Ragazza compie suicidio | “Stuprata dal collega l’hanno costretta a lavorare con lui”

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Ragazza suicidio dopo stupro dal collega FOTO viagginews

Ragazza suicidio stupro: una giovane entra in polizia e subito viene violentata da un collega più grande con cui è costretta a lavorare. Alla fine si uccide.

Una ragazza avrebbe compiuto suicidio dopo essere stata costretta a lavorare con un collega accusato di averla violentata. Lei si chiamava Maria Klochkova, aveva 23 anni e si è sparata fatalmente usando la sua pistola di ordinanza. La giovane aveva sempre sognato di diventare una detective e di risolvere casi criminali. Nell’agosto del 2019 si era laureata con il massimo dei voti, riuscendo ad entrare subito in polizia. Ma la sua carriera e soprattutto la sua vita sono state rovinato da un uomo più anziano di lei, che è riuscito ad abusare di Maria con la forza. Il fatto è avvenuto a Sochi, in Russia, con uno stupro compiuto da un rappresentante della legge. In seguito a quanto subito, la donna ha commesso suicidio all’interno della stazione di polizia dove lavorava. E la sorella della vittima, di nome Anna, sostiene che le prove che avrebbero incriminato il violentatore sono state insabbiate.

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Ragazza suicidio, la polizia ha insabbiato il caso

La polizia ha fornito un’altra versione riguardo al suicidio di Maria. “Gli agenti dicono che mia sorella fosse malata di mente ed affetta da schizofrenia. In realtà non era vero niente, l’hanno fatta suicidare loro”, dice una affranta Anna Klochkova. Maria si è sparata un solo colpo alla testa dopo essersi chiusa nel suo ufficio. Ma Anna rincara la dose: “Maria è stata violentata da un detective. Da quel momento ha pensato di essere una vergogna per la nostra famiglia, non la vittima di un idiota. Lei è rimasta in silenzio portandosi questo peso addosso e non ha denunciato quel mostro perché aveva paura di rovinare la sua carriera e non voleva che gli altri lo sapessero”.

“Mia sorella aveva vergogna che la cosa si sapesse”

Il superiore di Maria e dello stupratore a quanto pare era a conoscenza della violenza carnale subita dalla vittima. Ma non è intervenuto ed anzi, ha costretto lei a lavorare con il mostro. La sorella dice distrutta: “Maria ha preso una decisione sbagliata, proprio come milioni di altre donne stuprate”. Il corpo di polizia di Sochi non ha voluto commentare l’accaduto e ha annunciato contestualmente l’apertura di una indagine interna e di un’altra parallela da parte del Comitato Investigativo russo. Organo quest’ultimo equiparabile all’americana FBI.

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