Femminicidio | Lidia Vivoli ‘Il mio ex volle uccidermi a colpi di forbici’

Femminicidio Lidia Vivoli
Femminicidio Lidia Vivoli FOTO screenshot

Tra le tante vittime di femminicidio Lidia Vivoli è quella che paradossalmente può ritenersi fortunata: “Sono ancora viva per parlarne, ma che incubo”.

Lei è Lidia Vivoli ed è una delle tante vittime di femminicidio la cui storia è divenuta di dominio pubblico. Per fortuna è riuscita a scampare alla folle vendetta del suo ex compagno. Una persona che avrebbe dovuto manifestarle amore e che invece si è rivelato essere un mostro, come in molti altri casi è successo o succede ancora a tante altre donne. La storia di Lidia Vivoli, hostess 48enne di Palermo, risale al 2012, per la precisione al 24 giugno. Lei voleva lasciare l’uomo con cui stava, perché ormai di amore non ce n’era più. Ma lui reagì malissimo e la colpì con delle forbici, per ucciderla. Pensare che tutto andava bene i primi tempi. A Leggo lei stessa racconta la sua storia. “Ci conoscemmo al ristorante grazie ad amici in comune, lui mi fece una corte spietata con regali, sorprese e fiori. Ci fidanzammo già dopo due mesi, ero certa di aver trovato il mio principe azzurro e mi sentivo davvero tanto felice”.

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Lidia Vivoli, dalla gioia al mancato femminicidio

Per lavoro però Lidia dovette trasferirsi da Palermo a Catania. Lì iniziò una convivenza con i primi problemi. “Quell’uomo iniziò ad assumere un controllo sempre più forte su di me. Era estremamente geloso, mi accompagnava ovunque. Una volta in casa mi chiese di dargli il mio telefonino perché voleva controllarlo. Pensavo stesse scherzando e mi misi a ridere, ma lui mi prese la mia mano destra e quasi me la ruppe. Subito dopo mi sbatté la testa contro il muro e svenni. Fu la prima di tante altre aggressioni. Ogni volta che mi picchiava poi cambiava atteggiamento subito dopo. Diventava estremamente affettuoso. Ed implorava perdono, in ginocchio ed in tanti altri modi. Ed io ci cascavo sempre ogni volta”. Finché quel fatidico 12 giugno 2012 Lidia prese la decisione di finirla una volta per tutte.

“Giurò che non mi avrebbe mai più picchiata. La notte stessa volle uccidermi”

“Avevo preso la mia scelta. Quel giorno andammo in visita al Santuario della Madonna Nera di Tindari, in provincia di Messina. Lui si inginocchiò e mi giurò sui suoi figli che non mi avrebbe mai più picchiata. Ma la notte stessa, mentre dormivamo insieme, provò ad uccidermi. Mi svegliai di colpo e lo trovai con una pesante bistecchiera di ghisa in mano. Mi colpì alla testa, poi impugno delle forbici e me le ficcò nella schiena, nella pancia e sul volto. Per finire, provò a strangolarmi con un cavo elettrico. Lo colpii dove più gli avrei fatto male e riuscii a mettermi in salvo”.

Da aspirante femminicida a stalker: il maniaco è libero

Alla fine quell’uomo è stato condannato a 4 anni per tentato femminicidio ed altri reati. Pena poi ridotta a 3 anni. “Ed oggi è già libero”, precisa Lidia. “Ha iniziato a perseguitarmi con minacce che lo hanno portato ad un processo per stalking tutt’ora in corso”. Intanto lei ha trovato un altro uomo e ha avuto due figli. “Ma una vicenda come la mia non si dimentica. Ora piango per le cose più banali e ho paura. Ma almeno sono qui a parlarne, a differenza di altre”.

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