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Omosessualità Lucio Dalla | Perché non l’ha mai detto | Ecco tutta la verità

ULTIMO AGGIORNAMENTO 21:09
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Nella vita del grande e indimenticabile Lucio Dalla c’è un aspetto ancora avvolto, almeno in parte, nel mistero: la sua omosessualità. Un “segreto” che il noto cantautore non ha mai voluto far uscire dalla sfera privata e personale. E questo nonostante fosse un uomo pubblico dotato di immensa libertà (oltre che di status sociale e ricchezza) che si muoveva in un mondo, quello dello spettacolo, non certo ostile alle persone gay. Quali sono i motivi che hanno dettato questa scelta?

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Il “segreto” di Lucio Dalla

In un’intervista del 1979 alla rivista omosessuale Lambda lo stesso Lucio Dalla parlò della sua vita affettiva. Tu che ti collochi nell’area culturale e intellettuale del PCI (Partito Comunista Italiano) – gli domandò il giornalista – non ritieni che una tua eventuale dichiarazione di omosessualità darebbe un grosso contributo a che finalmente tale area assumesse una posizione precisa e politica sulla tematica gay? “No! – rispose lui -. A parte che non è proprio così. Non mi interessa parlartene perché dovremmo stare per giorni interi, ma poi mi sembra così poco informativo, poco divulgativo, e poi credo proprio che non ve ne sia bisogno nel caso fosse vero. Io sostengo, invece, da tempo, che sul piano dell’ortodossia dei propri sentimenti, della propria sessualità, che ognuno deve comportarsi sempre correttamente secondo quella che è la sua organizzazione mentale, la sua organizzazione sociale, ma da qui a fare delle dichiarazioni di voto mi sembra ridicolo… Non appartengo a nessuna sfera sessuale…”.

Lucio Dalla si definì poi “abbastanza appartato anche a livello di sentimenti. Sono solo perché lo voglio essere, organizzo il mio mondo strettamente e forse malinconicamente ma con coraggio, molto vicino al mondo del lavoro per cui il fatto stesso di comunicare alla gente, a tanta gente, è una esemplificazione di tante tensioni, che sono tensioni emotive e a volte anche tensioni sessuali, senza fare del francescanesimo perché non sono San Francesco, non lo voglio essere e non lo penso nemmeno”.

E ancora: “La mia sessualità probabilmente è uguale alla tua come è uguale all’omosessualità di tanti altri. Cioè io non mi sento omosessuale, questo è il problema di fondo, hai capito? Ti ripeto, credo che ogni uomo, e l’ho anche detto e scritto in alcune canzoni, debba organizzare la sua sessualità per quello che sono le sue richieste; è in questo senso che credo nell’organizzazione; però non mi sento omosessuale e mi sembra imbecille che dica di esserlo e mi sembrerebbe ancora più imbecille se mi sentissi omosessuale e non lo dicessi. Hai capito? Ho un grande rispetto per gli omosessuali come per tutti gli uomini in genere anche per quelli che in realtà mi sembrano miei nemici, ma credo che il rispetto sia la costante che si debba avere per qualsiasi situazione di diversità, anche fisica, razziale…”.

“Quando c’è un pubblico che delle volte mi accoglie male – continuò Dalla – non sono mai violento, repressivo, autoritario, perciò non mi piacciono queste cose su di me e quindi non le voglio riversare. Non mi sento omosessuale, ma veramente, spero che lo capisca: non mi sento omosessuale. Mi sento pronto e disponibile a tutte le situazioni di amore, di affetto, di amicizia, di sentimenti, di tenerezza. Ecco, questo vuol dire che sono un uomo disponibile, ma fondamentalmente la mia cultura non è una cultura omosessuale, il mio modo di organizzare il lavoro non è omosessuale, ho amici quasi tutti eterosessuali non per mia scelta ma per una serie di contatti che sono legati al mio lavoro; ho anche amici omosessuali che rispetto e ai quali voglio molto bene e che tratto come qualsiasi altro amico”.

“‘Trattare’, però – precisò il cantautore -, è già una parola sgradevole. Ho un rapporto di grandissima stima e di grandissima correttezza, ecco, questo è il massimo che posso dire e non credo vi sia una causa perché mi sembra una forma di ghettizzazione anche questa. E poi in realtà sono un uomo molto confuso, sono un uomo confuso in tutto, ma credo che gli uomini abbiano il diritto ad essere confusi, perché sono sgradevoli gli uomini che si ritengono conclusi, perché in effetti la parola conclusa è una parola limitativa. E poi come sai, io sono vecchio, ho trentasei anni, ma non sono vecchissimo. Spero di cambiare. Magari se ci vediamo fra tre anni io ti faccio tutte le dichiarazioni che vuoi, è possibile”.

Inoltre, e soprattutto, Lucio Dalla era credente: andava a Messa e non nascondeva la sua fede. Tanto che la predica al suo funerale l’ha fatta il suo confessore. E’ dunque lecito supporre che si ritenesse un peccatore, come generalmente pensano i cattolici praticanti che accedono ai sacramenti. Va da sé che il silenzio sulla sua omosessualità è costato a Dalla una più o meno accesa ostilità da parte della comunità gay, che è arrivato a tacciarlo di viltà e pavidità (anche da morto). E molti di voi ricorderanno l'”attacco” di Lucia Annunziata, Michele Serra e altri nei confronti della Chiesa cattolica, accusata di ipocrisia per aver concesso i funerali religiosi al cantautore nonostante la sua condizione. Chi lo conosceva bene sa che, in realtà, Lucio Dalla ha semplicemente voluto vivere ed essere ricordato non come un omosessuale, ma “solo” come un uomo.

EDS