Chi è Stefano Mancuso: età, carriera e vita privata del neurobiologo vegetale

Conosciamo meglio il neurobiologo vegetale, Stefano Mancuso: ecco tutte le curiosità sulla carriera e sulla sua vita privata

Stefano Mancuso, 53 anni, di origine siciliana, è uno scienziato di prestigio mondiale, professore all’Università di Firenze, che attualmente il Laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale (LINV). Inoltre, è membro fondatore dell’International Society for Plant Signaling & Behavior, ha insegnato in università giapponesi, svedesi e francesi ed è accademico ordinario dell’Accademia dei Georgofili.  Nel 2002 gli hanno assegnato l’European Award for Research and Innovation, oltre ad aver ricevuto negli anni numerosi riconoscimenti scientifici a carattere internazionale. Nel 2012 “La Repubblica” lo indica tra i 20 italiani destinati a cambiarci la vita e nel 2013 “New Yorker” lo inserisce nella classifica dei “world changers”. Con la sua start-up universitaria PNAT brevetta “Jellyfish Barge”, il modulo galleggiante per coltivare ortaggi e fiori completamente autonomo dal punto di vista di suolo, acqua ed energia presentato all’EXPO Milano 2015 che si è aggiudicato l’International Award per le idee innovative e le tecnologie per l’agribusiness dell’United Nations Industrial Development Organization (UNIDO). È autore di volumi scientifici e di centinaia di pubblicazioni su riviste internazionali. Inoltre, ha pubblicato  “Uomini che amano le piante. Storie di scienziati del mondo vegetale” (2014); con Carlo Petrini, “Biodiversi “(Giunti Slow Food 2015) e “Plant Revolution. Le piante hanno già inventato il nostro futuro” (2017). Lo stesso Mancuso, insieme al presidente di Slow Food Carlo Pertini e al Vescovo di Rieti Domenico Pompili, ha lanciato l’iniziativa “Un albero in più”, con l’obiettivo di piantare 60 milioni di alberi, uno per ogni italiano. Lo scopo sarebbe quello di ridurre il riscaldamento globale e i suoi effetti visto che gli alberi, oltre a produrre ossigeno, rimuovono dall’atmosfera la CO2, l’anidride carbonica responsabile dell’effetto serra.

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Chi è Stefano Mancuso: vita privata

In un’intervista ai microfoni di Linkiesta lo stesso neurobiologo ha svelato: “”L’uomo da sempre ha una specie di mal funzionamento cognitivo studiato dalla neurologia. Si chiama Plant Blindness, cecità alle piante, ed è legata alla bassa capacità di calcolo del nostro cervello. Non riusciamo a processare tanti dati e invece le informazioni che ci arrivano attraverso i nostri sensi sono in numero incredibile”. Infine, ha aggiunto: “Il verde era dappertutto e sovraccaricava i nostri sensi. Per questo abbiamo imparato a isolarlo e a focalizzarci sull’arrivo di altri animali o esseri umani. Al tempo concentrarsi su di loro e non sulle piante era vitale per la nostra sopravvivenza. Questo meccanismo che ci ha aiutato agli inizi della nostra evoluzione oggi è un vero e proprio svantaggio perché ci impedisce di capire qual è il vero motore invece della vita sulla Terra”.