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Cesena, musicista con tumore cerebrale suona il piano durante l’intervento

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:38
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All’ospedale Bufalini di Cesena è stato eseguito un intervento utilizzando la tecnica dell'”Awake Surgery”: il paziente ha suonato il piano mentre veniva operato al cervello. 

Un musicista affetto da tumore cerebrale è stato operato da sveglio mentre eseguiva alcune melodie musicali al piano. E’ successo all’ospedale Bufalini di Cesena nei giorni scorsi: i medici hanno applicato la tecnica dell'”Awake Surgery” (“chirurgia da sveglio”) che consiste nell’operare il paziente in condizione di veglia con un duplice scopo: asportare la massa tumorale e, nel caso specifico, salvaguardare le abilità musicali. Lo scorso aprile vi avevamo dato conto di un intervento analogo.

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Suonando il piano sotto i ferri

L'”Awake surgery”, come spiega una nota dell’ospedale, è un metodo introdotto da qualche anno nella Neurochirurgia del Bufalini, dopo un periodo di perfezionamento dei neurochirurghi cesenati in vari centri, tra cui il dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Montpellier diretta dal professor Hughes Duffau, un luminare in questo campo di studi. Il paziente rimane vigile e in grado di rispondere a una serie di test prestabiliti posti dal neuropsicologo, in modo da localizzare e asportare nel modo più completo e preciso possibile la massa tumorale, senza danneggiare le aree cerebrali che regolano il linguaggio, il movimento e le altre funzioni cognitive superiori. Tutto ciò, come detto, al fine di salvaguardare la qualità della vita del paziente.

Nel caso specifico, durante l’intervento sono state mappate e monitorate tre diverse capacità di comprensione musicale: il riconoscimento dei toni melodici, il ritmo e il contorno musicale. L’operazione è durata circa cinque ore ed è stata eseguita dall’equipe multidisciplinare composta dai neurochirurghi Luigino Tosatto, Vincenzo Antonelli e Giuseppe Maimone, dal neurofisiologo Chiara Minardi, dai neuroanestesisti Marco Bocchino e Giuseppina Pugliese, dai neuropsicologi Caterina Bertini e Davide Braghittoni dell’Università degli Studi di Bologna, Dipartimento di Psicologia di Cesena e dal personale infermieristico coordinato da Milena Maccherozzi.

EDS