Bambino morto | figlio di un ex ministro nasconde le prove poi confessa

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La controversa vicenda di un bambino morto con colpevole il figlio di un ex ministro inglese FOTO viagginews

Responsabile nel caso di un bambino morto, lui aveva provato a depistare le indagini minacciando anche dei testimoni, poi però ha ammesso le proprie colpe.

Il piccolo Alfie Lamb aveva solo tre anni quando fu schiacciato a morte dal suo seggiolino. Il bambino morto però sarebbe stato ucciso. Di questo ne sono sicuri i giudici che hanno condannato a 7 anni e mezzo di carcere Stephen Waterson. Questi infatti ha ammesso di avere ammazzato il piccolo, figlio della sua ragazza Adrian Hoare. Alfie morì di una morte straziante quando fu schiacciato dopo essere stato posto nel vano piedi posteriore della Audi deccapottabile di Waterson. Dopo tre giorni di agonia in ospedale, per il bimbo non ci fu niente da fare. Stephen Waterson è il figlio adottivo dell’ex ministro Tory, Nigel Waterson, una personalità molto nota in Inghilterra. L’uomo orchestrò un insabbiamento per evitare di essere implicato nella morte. Ma la polizia ha portato alla luce le sue bugie. Lo scorso settembre lui ha ammesso di aver ucciso il ragazzino.

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Bambino morto, Waterson ha ammesso tutto

“Alfie stava dando dei calci alla sedia, chiedendogli di spostarla in avanti, ma Waterson si era rifiutato”, ha detto la giuria. Il bimbo si lamentava di non avere abbastanza spazio ma la reazione dell’uomo fu rabbia. Dopo avere spostato in avanti il sedile anteriore del passeggero, furente questi lo ricacciò indietro. Poi quando era il momento di scendere, Alfie era pallido e sembrava non muoversi. Nel tentativo disperato di coprire le tracce della sua irresponsabilità, Waterson ha dato alla polizia una dichiarazione ed un nome falsi. Ha anche minacciato la sua fidanzata ed altri testimoni per assicurarsi che lo coprissero. Ma la Hoare ha successivamente parlato alla sua sorellastra Ashleigh Jeffrey quanto accaduto. La conversazione era stata intercettata finendo nelle mani della polizia.

“Quel bambino non era molto amato”

Anche la sorellastra di Waterson, Samantha Dawson, ha detto la sua sul caso di questo bambino ucciso. Ha rinnegato l’uomo, dichiarando di non volerne sapere più niente di lui. Inoltre avrebbe anche rivelato che i suoi genitori, pur non facendogli mancare niente, pare non lo amassero molto. “Era ben curato, vestito, nutrito e pulito. Ma non era molto amato. Una volta eravamo tutti in macchina ed Alfie dovette viaggiare sempre così, in piedi e letteralmente schiacciato tra i sedili anteriore e posteriore. A nulla servirono le sue lamentele. La cosa mi inorridì molto”. Su Stephen Waterson, fratellastro per parte di madre, lei dice: “C’è un divario grosso tra noi, di quasi 10 anni. Ricordo che quando eravamo bambini mi piaceva molto giocare con lui ed ero io che lo seguivo a casa. Mamma era spesso a lavoro”.

“Il mio fratellastro non cambiama mai”

Poi però si persero di vista crescendo, fino a quando lui non la ritrovò nel 2010 su Facebook. “Mi era parso cattivo ed aggressivo, voleva avere dei soldi da me. Ma ho voluto dargli un’altra possibilità invitandolo al mio matrimonio nel 2011. Non cambiava. L’unica cosa a variare erano le ragazze al suo fianco”. “Un giorno gli ho detto di concentrarsi sul mettere su famiglia e di smettere di essere così irresponsabile. Ma non era proprio adatto a prendersi cura dei bambini”. La ragazza continua: “Ho sempre avuto l’impressione che la mamma di Alfie ed il mio fratellastro non tenessero affatto a lui. Ero io a comprargli dei giocattoli quando venivano a farmi visita da Londra”. Proprio un mese e mezzo prima della vicenda del bambino morto, Samantha andò in visita da Stephen Waterson.

Con Waterson colpevole anche la mamma

Lì notò che il fratellastro faceva viaggiare il bambino sempre in quell’orribile ed insicuro modo. Il tutto nonostante sul veicolo ci fosse un seggiolino per il trasporto dei bambini. “Ma Stephen lo mise nel bagagliaio. Quando ho saputo poi che il piccolo è morto mi sono sentita devastata. Mi sono chiesta se avrei potuto fare qualcosa per salvarlo”. La donna ha poi contattato la polizia per testimoniare in favore dell’accusa al processo. La Hoare e Waterson hanno ammesso di avere cercato di depistare il corso delle indagini, mentendo alla polizia. Stephen Waterson è stato condannato per aver intimidito un testimone e la Hoare invece per avere aggredito un’altra persona.