Home News Abusi su bambina, don Michele Mottola chiede scusa: “Sono colpevole”

Abusi su bambina, don Michele Mottola chiede scusa: “Sono colpevole”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:16
CONDIVIDI

Don MottolaIn seguito all’ordinanza di misure cautelari nei suoi confronti, don Mottola ha ammesso davanti al Gip di aver abusato della bambina ed ha chiesto scusa.

Pochi giorni fa la Procura di Aversa ha stabilito gli arresti ai danni di don Michele Mottola. Il sacerdote era finito al centro di uno scandalo lo scorso maggio quando sono emersi gli abusi ai danni di una bambina che faceva il catechismo nella sua parrocchia. Ad incastrarlo era stata la stessa vittima che, stanca di subire molestie dal Parroco, ha deciso di registrare con il telefonino le conversazioni vis-a-vis con don Mottola nella canonica. In queste si sentiva chiaramente la piccola che diceva al sacerdote che non voleva essere toccata e questo che le rispondeva che non stavano facendo nulla di male.

Una volta sentita la registrazione, i genitori si sono rivolti alla diocesi di Aversa e hanno denunciato l’accaduto. Il vescovo ha stabilito la sospensione di don Mottola, aperto un’indagine interna e condiviso le informazioni con la giustizia ordinaria. Pochi giorni fa, dopo la conferma delle accuse nell’incidente probatorio, la Procura ha emesso un’ordinanza di arresto ai danni del prete.

Se vuoi seguire tutte le nostre notizie in tempo reale CLICCA QUI

Don Mottola chiede scusa: “Sono colpevole”

Durante l’ultimo interrogatorio dinnanzi al Gip il sacerdote si è avvalso della facoltà di non rispondere, ma ha ammesso le proprie colpe. Al magistrato inquirente don Mottola ha dichiarato: “Sono pentito di quello che ho fatto, chiedo scusa alla famiglia della ragazzina”. Lo stesso ha poi aggiunto: “Spero che riescano a perdonarmi. Ho intrapreso un percorso spirituale. Mi affido alla giustizia divina e terrena. Sono colpevole”. Il suo legale ha quindi chiesto che vengano concessi gli arresti domiciliari, sostenendo che per il suo assistito non sussistano i presupposti per la detenzione carceraria.