Serena Mollicone, tre carabinieri a processo per la sua uccisione

Serena Mollicone
Dopo oltre 18 anni nuovo processo per la uccisione di Serena Mollicone ad Arce FOTO viagginews

La morte di Serena Mollicone avvenuta nel giugno del 2001 continua a presentare tanti interrogativi. Nel nuovo processo imputati tre carabinieri.

Sono passati più di 18 anni dalla morte di Serena Mollicone, la sfortunata vittima del cosiddetto delitto di Arce. La giovane fu uccisa il 1° giugno 2001 nella località in provincia di Frosinone. Ed il prossimo 13 novembre ci sarà il processo. In cui l’Arma dei Carabinieri ha fatto sapere di volersi costituire parte civile nell’udienza preliminare prevista in tale data. Imputati risultano Franco Mottola, ai tempi comandante della caserma dei carabinieri di Arce, con la moglie Anna ed il figlio Marco. Le accuse sono di omicidio, concorso in omicidio e ci sarebbero anche altri reati. Tra gli imputati figurano anche due militari che allora prestavano servizio nella stessa caserma. Nei giorni scorsi è comparsa una scritta a caratteri cubitali su un cavalcavia dell’autostrada A1, Scritta nella quale si augurava la morte ad uno dei carabinieri che hanno fatto riaprire il controverso caso di Serena Mollicone.

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Serena Mollicone, gli indagati per la sua morte

Dopo così tanti anni di distanza restano diversi interrogativi, che si spera di fugare utilizzando tecniche più moderne rispetto ai primi anni 2000. Allora vennero utilizzate modalità diverse per condurre alle indagini. Si lavora però anche su alcuni documenti dell’epoca. Come ad esempio i registri di classe che dovrebbero attestare come, il giorno in cui Serena morì, Marco Mottola non fosse a scuola. Pare che poi ci siano anche delle note di servizio falsificate per creare un alibi a Franco Mottola. Una ipotesi riportata dal Corriere della Sera nella sua edizione online. Gli inquirenti intendono anche studiare per bene alcune fotografie del passato, per esaminare eventuali indizi sfuggiti durante le perizie svolte ai tempi. In totale, come confermato dal pm Beatrice Siravo che ha avanzato la richiesta di processo, sono stati ascoltati ben 118 testimoni negli ultimi tempi.

Il ritrovamento del corpo in circostanze macabre

In questi quasi 19 anni però il loro numero è di addirittura 1137, con delle rogatorie compiute all’estero, in Francia, Polonia e nello Stato Vaticano. Gli altri indagati per il delitto di Arce sono il maresciallo Vincenzo Quatrale ed il brigadiere Francesco Suprano. Il primo deve rispondere di concorso in omicidio e di istigazione al suicidio in merito alla morte del brigadiere Santino Tuzi, che fece notare per primo il collegamento tra la morte di Serena e la caserma di Arce.

L’altro è accusato invece di favoreggiamento. Per quanto riguarda Serena, scomparve il 1° giugno ed il 3 il suo corpo venne rinvenuto in un corpo vicino, con polsi legati e testa coperta da una busta di plastica sigillata con del nastro isolante. Fu subito indagato un carrozziere del posto, e dei sospetti si concentrarono anche sul padre della 18enne, a causa di prove che si riveleranno poi false. In maniera molto probabile, ci sarebbero stati anche dei tentativi di depistaggio in merito a questa vicenda di cronaca nera.

La tesi dell’accusa

Nel 2011 si dà il luogo a procedere con dei nuovi accertamenti svolti in segreto, quando la vicenda sembra ormai dimenticata. Dalla caserma di Arce vengono prelevati dei frammenti di una porta degli alloggi degli ufficiali, e sugli stessi vengono trovate delle tracce presenti anche sul corpo di Serena, come confermato anche dagli esami svolti dai Ris. La ragazza aveva una ferita alla testa compatibile con un violento urto dato a quella stessa porta. L’accusa sostiene che Serena venne chiamata in caserma per convincerla a restare in silenzio in merito ad un giro di stupefacenti nel quale sarebbe stato coinvolto Marco Mottola, il figlio del maresciallo di Arce. Ne sarebbe seguita una aggressione con tanto di frattura alla tempia letale. Abbandonata nel bosco, Serena sarebbe morta lì da sola. Gli avvocati difensori degli imputati parlano però di prove che sosterrebbero l’estraneità dei rispettivi assistiti ai fatti contestati.

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