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Gino Braggio non si è suicidato, la mamma attacca: “I killer hanno le ore contate”

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Gino BraggioGino Braggio non si è suicidato: “I killer hanno le ore contate”. A parlare del suo dramma è la mamma del 30enne morto nel 2014. 

Gino Braggio, ingegnere milanese di 30 anni, venne trovato ai piedi di un ponte ad Alghero la mattina del 10 aprile del 2014. Da subito si parlò di suicidio per una delusione amorosa ma poi emersero nuovi elementi che mandarono l’indagine nella direzione dell’omicidio. Una teoria della quale è sempre stata sicura la mamma Angela Mulè.

La mamma di Gino Braggio, le accuse di omicidio nei confronti del figlio

La donna ha parlato con il settimanale Giallo: “Sono sempre stata convinta che il mio Gino non si è suicidato e ora finalmente anche gli inquirenti mi danno ragione. Sembra che la Procura di Sassari tra poco iscriverà nel registro degli indagati i nomi di alcune persone. Sono gli assassini di mio figlio”.

Il ruolo di Carlo Martis nella morte di Gino Braggio

Il fulcro della vicenda è secondo la madre Carlo Martis, un senzatetto di 50 anni che nel 2011 conquista la fiducia di Gino fino a convincerlo a lasciare il lavoro, dargli parecchi soldi e a seguirlo in Germania. Qui gli presenta una prostituta (Cinzia Bruni) per la quale Gino perde letteralmente la testa. La madre spiega: “Solo dopo la sua morte con l’aiuto di un investigatore privato, controllando il suo cellulare e i movimenti bancari abbiamo scoperto che dava un sacco di soldi a questa ragazza. Mio figlio è stato ucciso perché non voleva più stare ai “giochi” di qualcuno, non voleva più pagare quella donna della quale si era innamorato”. La mamma di Gino poi aggiunge: “Se mio figlio si fosse voluto uccidere perché andare fin là? Quando sono andata sul posto ho notato che con la sua stazza non avrebbe mai potuto scavalcare la protezione in vetro di quel ponte senza strapparsi i vestiti. Eppure gli abiti di mio figlio erano intatti”.