Vera Pegna, chi è: età, vita privata e carriera della scrittrice

Quella di Vera Pegna è la storia di una vita comune e al tempo stesso straordinaria. Ecco tutto quel che c’è da sapere su di lei. 

Scrittrice, traduttrice e interprete, attivista, Vera Pegna è una raffinata intellettuale e una figura importantissima nel panorama culturale italiano (e non solo). Le sue vicende personali e professionali l’hanno portata a vivere in diversi paesi del mondo e ad accumulare uno straordinario bagaglio di esperienze. Conosciamola più da vicino.

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L’identikit di Vera Pegna

Vera Pegna nasce ad Alessandria d’Egitto nel 1934 da padre italiano e madre ungherese. La sua famiglia, di antiche origini ebraiche, era fuggita dalla Spagna a Livorno e nell’Ottocento si era trasferita, per l’appunto, ad Alessandria d’Egitto. Vera studia in Europa e si laurea in lingue a Ginevra, con una specializzazione in interpretazione simultanea. Nel 1959 lascia la Svizzera per recarsi a Partinico (Palermo), dove conosce il pacifista Danilo Dolci.

In quel periodo Vera Pegna decide di presentarsi alla Federazione del Pci di Palermo, dal segretario Napoleone Colajanni, che le propone di recarsi a Caccamo – allora conosciuta come il “paese più bianco d’Italia” perché la Dc aveva percentuali altissime – per aiutare il partito durante le elezioni comunali. Lì Vera Pegna si scontra con la dura realtà della mafia locale e il suo ostruzionismo nei confronti del Pci. Ciononostante, nel giugno del 1962 si conclude la campagna elettorale e, grazie anche al suo impegno, il Partito Comunista ottiene quattro seggi in consiglio comunale.

In qualità di consigliere comunale di Caccamo, Vera Pegno si impegna molto per i diritti dei cittadini più poveri e proprio per questo subisce diverse minacce da parte della mafia. Nel gennaio del 1964, dopo che un compagno viene costretto ad abbandonare il Partito Comunista e a passare pubblicamente alla Dc, lascia Caccamo: vi farà ritorno solo nel 2012, invitata tramite Facebook da alcuni giovani caccamesi (seguiranno altre visite, con la sua partecipazione a diverse iniziative culturali e di contrasto alla mafia). Di queste e altre sue attività Pegna ha dato testimonianza nel libro di memorie Tempo di lupi e di comunisti, edito da La Luna nel 1992 e poi dal Saggiatore in edizione ampliata nel 2015.

Un aspetto fondamentale nella vita di Vera Pegna è stato l’attivismo nonviolento. Il suo impegno su questo fronte comincia con la conoscenza, quando si trova ancora in Svizzera, di Danilo Dolci, il “Gandhi siciliano”. E’ proprio la sua insoddisfazione per i risultati dell’esperienza pacifista in Sicilia, dove le condizioni di vita dei mezzadri non conoscono miglioramenti significativi, che Vera decide di bussare alla porta del Pci. Essendo per motivi biografici molto vicina alla cultura araba, inoltre Vera Pegna ha sempre criticato radicalmente il sionismo, sostenendo l’importanza di non confondere l’antisionismo con l’antisemitismo. Nell’attaccare il progetto sionista, Pegna fa spesso riferimento ad altre personalità della comunità ebraica (tra cui Albert Einstein, Martin Buber e Moshe Menuhin) che presero le distanze da Israele.

EDS