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Giorgia Linardi, chi è: età, carriera e vita privata dell’attivista della Ong Sea-Watch

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:18
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Conosciamo meglio Giorgia Linardi, giurista e attivista della Ong Sea-Watch: ecco tutte le curiosità e i suoi racconti 

Giorgia Linardi chi è
screenshot video

Giorgia Linardi, classe 1990, è una giovane giurista cresciuta a Como in una famiglia borghese con papà legale e mamma medico. In estate trascorreva insieme alla propria famiglia le vacanze in Sicilia dalla nonna materna attraverso viaggi in auto ascoltando le canzoni di Battisti e Venditti, di Pino Daniele. Ha un fratello che lavora in finanza, mentre lei si occupa invece di diritti umani e delle migrazioni, la materia che ha studiato in Italia e all’estero diventando così la portavoce della ong Sea-Watch. In un’intervista ad elle.com ha svelato: “All’inizio del 2017, quando tutto questo è iniziato, ero a bordo della nave Aquarius come consulente legale per Medici senza frontiere. In mare è un po’ come stare in una bolla, ti occupi di cose molto concrete. Quando abbiamo scoperto che a terra si parlava delle nostre navi come taxi del mare, la prima reazione è stata di grande stupore”. Poi ha aggiunto: “Un giorno mi telefona mia nonna, siciliana. Era in compagnia delle sue amiche di sempre, la Michelina Straffalaci, l’Eufrosina Bellofiore, la Fina Caruso… Mi telefona e mi dice: “Amore, giuritta mia… Ma è vero che sei collusa con gli scafisti?”. La propaganda contro di noi ha fatto breccia nella percezione delle persone, al punto che non importa più quale sia la verità: in fondo è questa la scoperta più dolorosa”.

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Chi è Giorgia Linardi: gli studi e le prime esperienze lavorative

La stessa giurista ha raccontato gli inizi: “Mi sono laureata in Studi internazionali e ho conseguito un master di diritto a Ginevra, con tesi sul soccorso nel mare Mediterraneo. Nel frattempo scoppiava la crisi libica, ed era come se per la prima volta riuscissi a vedere la storia nel mio orticello. Così, dopo le prime esperienze in Svizzera con le agenzie dell’Onu, ho deciso di tornare in Italia”. Poi ha aggiunto: “Ho cominciato come consulente legale volontaria per Sea-Watch a Lampedusa, mi mantenevo facendo la barista: di giorno lavoravo con gli uomini della Guardia Costiera, la sera servivo loro la birra. Di lì sono passata in Grecia, a Lesbos, poi a bordo dell’Aquarius con Medici senza frontiere, ed è stata un’esperienza molto dura: avevo l’incarico di raccogliere le testimonianze dei migranti torturati in Libia e ho visto fin dove possono arrivare il sadismo e la depravazione. Il male per il male. C’era una coppia del Camerun… Lei era stata violentata più volte, ma non voleva che il marito lo sapesse per non aggiungere dolore al dolore. Lui era stato rinchiuso in un container con un compagno di prigionia, entrambi nudi e costretti a combattere per il piacere dei loro aguzzini”.

Infine, sulla sua vita privata la stessa Giorgia ha rivelato: “Faccio fatica a evadere, le mie giornate ruotano intorno alle relazioni di lavoro e devo essere sempre concentrata, attenta a ogni cosa che dico. Credo d’essermi costruita una specie di corazza: ho assorbito così tanto dolore altrui che non do spazio al mio. Un amico m’ha detto che a volte faccio paura, può darsi, ma ci sono momenti in cui mi sento un cucciolo sperduto. Diciamo che tra i progetti futuri c’è quello di trovare un migliore equilibrio tra lavoro e vita privata. Mi piacerebbe dare un nipotino al mio babbo”.