Taglio parlamentari, si dalla Camera ma non è ancora legge: manca uno step

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Il taglio parlamentari riceve un nuovo si ma senza essere ancora legge FOTO viagginews

Il provvedimento sul taglio parlamentari riceve un nuovo si, ma per diventare legge bisogna aspettare ancora. Serve un ultimo, delicato passaggio.

La questione taglio parlamentari è da tempo uno dei cavalli di battaglia del Movimento 5 Stelle. Ed ora i pentastellati hanno raggiunto un importante traguardo con il si ottenuto alla Camera dei Deputati in favore di questo provvedimento. La riforma è stata approvata con 553 si, 14 no e 2 astenuti. Si passerà quindi da 630 a 400 deputati e da 315 a 200 senatori. Si in massa sono giunti anche dagli alleati di governo, Partito Democratico, Italia Viva e Liberi e Uguali. Ma anche le opposizioni rappresentate da Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia hanno espresso parere positivo. Contrari invece, tra gli altri, i parlamentari di +Europa e Noi con l’Italia. Eppure non tutti coloro che hanno optato per il si si sono mostrati favorevoli. Ad esempio il deputato Roberto Giachetti di Italia Viva ha fatto sapere di avere seguito la linea di partito.Ma ha anche informato di volere raccogliere le firme tra i vari parlamentari per istituire un referendum abrogativo.

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Taglio parlamentari, non è ancora legge: manca un ultimo step

Questo perché in diversi tra i membri di Camera e Senato contestano le modalità di discussione e di approvazione della legge per il taglio parlamentari. Che in realtà legge non lo è ancora. Ufficialmente il provvedimento assume il nome di ‘riforma Fraccaro’, dal nome del sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Prevede pure la riduzione dei parlamentari eletti all’estero. Scenderanno rispettivamente da 12 a 8 per la Camera e da 6 a 4 al Senato. Questa di martedì è stata la quarta votazione in proposito, dopo una precedente consultazione alla Camera e due al Senato. La prima volta avevano detto si gli allora alleati di governo, M5S e Lega. Contrario il PD. Poi però il nuovo accordo tra Di Maio e Zingaretti ha visto la riforma rivestire una importanza vincolante. Resta però un ultimo procedimento prima che questo importante cambiamento possa diventare legge a tutti gli effetti.

I contro di questo provvedimento

Nei tre mesi successivi alla pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale, ci sarà infatti la possibilità di richiedere un referendum confermativo. Questo o da un quinto di una delle due camere o da almeno mezzo milione di elettori. Oppure ancora da cinque consiglieri regionali. Sulla falsariga di quanto avvenne con il referendum del dicembre 2016 sulla riforma costituzionale voluta dall’allora premier – poi dimissionario – Matteo Renzi. Se da una parte ci sarà una riduzione della spesa riconducibile agli emolumenti dei membri di Camera e Senato (ritenuti però poco significativi, di qualche decina di mln di euro all’anno) la loro riduzione, secondo giuristi ed esperti del settore, porterà anche a degli effetti negativi. Come ad esempio la diminuzione della rappresentanza degli elettori, con la conseguenza che i gruppi parlamentari risulteranno di minori dimensioni e più facilmente controllabili da leader e segretari.

La riforma andrà accompagnata ad altri cambiamenti

Ma il provvedimento dovrebbe essere seguito da una serie di altri cambiamenti. Anzitutto la riforma elettorale, che la maggioranza punta a presentare per dicembre. Poi anche un cambiamento nel funzionamento del Senato nell’aspetto che stabilisce la sua elezione su base regionale. Ed anche dell’età minima per poterne votare i membri. Attualmente il minimo di età previsto per esprimere la propria preferenza è fissato a 25 anni. L’intenzione è di abbassare tale limite ai 18.