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Genitori si oppongono alla trasfusione, i medici chiamano i carabinieri e salvano la bimba

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:17
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i medici salvano la bimba chiamando i carabinieriUna bimba di 10 mesi rischia di morire ed ha bisogno di una trasfusione, i medici sono costretti a chiamare i carabinieri per superare l’opposizione dei genitori.

Ci sono volte in cui un minimo di buon senso ed elasticità può fare la differenza tra la vita e la morte. Una bambina di appena 10 mesi ha rischiato di morire in sala operatoria a causa della ferma opposizione dei genitori alla trasfusione. La coppia, infatti, fa parte dei Testimoni di Geova che, per precetto religioso, non consentono di ricevere sangue appartenente ad altri esseri umani. I medici hanno però scavalcato il loro consenso grazie all’intervento del pubblico ministero di turno al Tribunale dei Minori di Legnano.

Questa vicenda complessa è cominciata la mattina di lunedì, quando la piccola cade e sbatte la testa. In un primo momento sembra che l’incidente non abbia avuto delle conseguenze, ma nel pomeriggio la piccola comincia a tossire con insistenza e sudare. Preoccupati, i genitori la portano all’ospedale di Gallarate. I medici rilevano che c’è un versamento di sangue nel cranio e stabiliscono un trasferimento all’ospedale di Legnano per una operazione.

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I medici coinvolgono i Carabinieri per effettuare la trasfusione e salvare la vita alla bimba

Inizia un’intervento di drenaggio del liquido molto delicato e come spesso capita in questi casi è necessaria una trasfusione. A quel punto i medici vanno a chiedere da prassi il consenso ai genitori. Si pensava che fosse una formalità (c’era in ballo la vita di una bimba, la loro figlia), ma così non è stato. La coppia ha negato il consenso in maniera ferma, persino quando i dottori hanno spiegato loro che senza la trasfusione la piccola sarebbe morta.

Compreso che l’aderenza al precetto religioso non sarebbe stata superata, i medici hanno chiamato i Carabinieri. Questi, una volta compresa la situazione, hanno allertato il pm di turno per chiedere che la patria potestà venisse sospesa temporaneamente. Il magistrato non ha perso tempo ed ha concesso ai medici di ultimare l’operazione, salvando di fatto la bambina che adesso è fuori pericolo.