Angelo De Simone, la mamma disperata: “Non si è suicidato, non chiudete il caso”

Angelo De SimoneAngelo De Simone, la mamma disperata: “Non si è suicidato, non chiudete il caso”. 

Angelo De Simone, 26enne di Siracusa, fu trovato morto impiccato ad una trave la sera del 16 febbraio del 2016. Il giovane si trovava nella veranda della villetta nella quale abitava insieme ai genitori e ai due fratelli. La mamma Patrizia scoprì il cadavere di suo figlio e da quel momento non ha mai smesso di lottare per scoprire la verità sulla morte del figlio e per evitare che la Procura archivi il caso come suicidio. Il giudice deciderà a breve in merito alla richiesta di archiviazione. Nel frattempo è arrivato l’appello disperato della donna dalle colonne del settimanale Giallo.

La mamma di Angelo De Simone non ci sta: “Mio figlio non si è suicidato”

Patrizia Ninelli, la mamma di Angelo, spiega: “L’auspici è che si smetta di sottovalutare o di non valutare affatto punti importanti della vicenda. Nonostante siano passati tre anni e mezzo credo ancora che qualcosa si possa fare. Ogni persona coinvolta direttamente o indirettamente nella morte di mio figlio prima o poi dovrà fare i conti con un giudice supremo: Dio. Al giudice terreno che a breve dovrà pronunciarsi dico invece una cosa: l’archiviazione equivarrebbe a uccidere mio figlio per la seconda volta. La prima a opera dei vermi che gli hanno fatto del male, la seconda a opera della giustizia. Non archiviate l’inchiesta sulla morte di Angelo perché non si è trattato di un suicidio, ma di un omicidio”.

Gli aspetti che secondo la mamma non sono stati considerati nell’indagine su suo figlio

La donna parla soprattutto della posizione del cadavere: “Angelo aveva un cappio al collo, ma i suoi piedi toccavano per terra. Come è possibile?”. E poi c’è il fatto che il figlio non solo non aveva mai dato il minimo segnale di disagio, ma avesse anche pianificato nel dettaglio cosa fare nei giorni a venire: “Quella maledetta sera mio figlio si era lavato e aveva preparato i vestiti puliti per uscire. Lo aspettavano alcuni amici per un aperitivo. Il giorno seguente avrebbe dovuto incontrare il suo bambino e trascorrere con lui l’intera giornata”.

Ci sono poi grossi dubbi su come sono state gestite le indagini: “La polizia non ha mai sequestrato la scena del crimine, né ha cercato impronte o tracce riconducibili a qualcun altro. La porta della veranda fu trovata chiusa in modo anomalo, ma anche questo aspetto non è mai stato approfondito”.