Roma, Giorgia si impicca al parco a 18 anni: “E’ un suicidio, il dramma della depressione”

il dramma della depressioneGiorgia ha deciso di suicidarsi a soli 18 anni, la ragazza viveva da tempo il dramma della depressione, una malattia dalla quale non è riuscita a guarire.

La sera del 11 settembre, intorno alle ore 21, una coppia di genitori in ansia si è presentata al commissariato vicino casa per denunciare la scomparsa della figlia, Giorgia. Con il cuore in gola i due spiegano agli agenti che la figlia ha solo 18 anni e sta vivendo un momento difficile, lo scorso aprile aveva tentato il suicidio. Le ricerche dell’adolescente partono immediatamente, gli agenti hanno perlustrato durante la notte il Parco Meda, la Cacciarella e Parto Tiburtino senza ottenere risultati.

Passano le ore, l’attesa per i genitori diventa insopportabile, ma migliore di quello che si verificherà poco dopo. Alle 6:30 del mattino il custode accede nel parco di via Galla Placida per aprirlo al pubblico e si trova di fronte al cadavere di Giorgia. La ragazza è appesa ad una corda per il collo ed ha le mani legate davanti. Compresa la gravità dell’accaduto, l’uomo contatta la polizia, denuncia la morte della giovane e rimane a disposizione delle autorità. Al parco arrivano gli agenti ed i genitori di Giorgia per il riconoscimento, un momento straziante che l’uomo racconta così: “Non dimenticherò mai il volto disperato del padre una volta arrivato al parco. Sono vicino ai genitori della ragazza, che riposi in pace”.

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Giorgia si impicca a 18 anni, il dramma della depressione

Gli agenti hanno effettuato i rilevamenti del caso, conclusi i quali hanno dissequestrato il parco. Ci sono pochi dubbi, insomma, che la ragazza abbia deciso di togliersi la vita. In un primo momento si è pensato che qualcuno potesse averla uccisa per via delle mani legate sul davanti. Ma successivamente si è giunti alla conclusione che fosse stata la ragazza stessa a farlo per evitare un ripensamento in punto di morte. Ad alimentare questa ipotesi ci sono tracce di corda nella bocca della ragazza, indizio che porta ad ipotizzare che abbia stretto i legacci con i denti.

L’ipotesi del suicidio è corroborata anche dalla testimonianza dei genitori, i quali hanno spiegato agli agenti che la figlia viveva da tempo in uno stato di forte depressione. Questa tragedia dimostra ancora una volta come la depressione sia un male pericoloso e letale, una malattia mentale che causa una sofferenza tale da far preferire la morte alla vita. Troppo spesso la si sottovaluta, pensando che si tratti di un semplice stato umorale e che possa svanire da un momento all’altro.

Giorgia non è riuscita a sopprimere quella sofferenza che l’accompagnava da troppo tempo, nonostante l’aiuto che i genitori hanno cercato di darle. Il perché è da riscontrare nella natura stessa di questa malattia che può essere superata solamente attraverso un percorso interiore irto e pieno di insidie. Un aiuto può essere fornito da un percorso psicoterapeutico, ma non è detto che sia sufficiente. Un ulteriore passo per contrastare la depressione potrebbe essere la consapevolezza collettiva. Educare la collettività a riconoscere i sintomi così da poter aiutare chi ne soffre invece di isolarlo e far capire a chi è in fase depressiva che c’è chi può comprenderlo.