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Climate change, il mondo collasserà nel 2050: lo studio che mette paura

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Uno studio scientifico del National Center for Climate Restoration australiano ha accertato l’inizio della fine a causa del ‘climate change’ a partire dal 2050

Un rischio sottovalutato. Tra il 2020 e il 2030, a causa dei rischi del climate change, il mondo potrebbe collassare come avevano svelato tredici anni fa gli scienziati Yangyang Xu e Veerabhadran Ramanthan in una pubblicazione scientifica che aveva fatto discutere. Le emissioni di anidride carbonica arriveranno a livelli mai visti con il riscaldamento globale che nel 2050 raggiungerà i tre gradi: 2,4 legati alle emissioni e 0,6 al cosiddetto “carbon feedback”, la reazione negativa del pianeta al riscaldamento globale. Il 2050 sarà l’anno dell’inizio della fine con gli ecosistemi terrestri che collasseranno: dall’Artico all’Amazzonia alla Barriera corallina. Ci saranno ondate di calore letale sul 35% della superficie terrestre, dove risiede il 55% della popolazione mondiale. Inoltre, il 30% della superficie terrestre diventerà arida e inabitabile. Non si potrà più vivere nelle zone del Mediterraneo, dell’Asia occidentale, del Medio Oriente, dell’Australia interna e sud-ovest degli Stati Uniti. Le guerre e le carestie porteranno alla fine della civiltà umana.

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Climate change, lo studio scientifico del National Center

Non si tratta di fantascienza, ma di uno studio scientifico documentato messo all’opera dal National Center for Climate Restoration australiano, capitanati dai ricercatori David Spratt e Ian Dunlop, dal titolo “Existential climate-related security risk”. Il problema è dovuto dalla presenza di alcune “soglie di non ritorno” climatiche, come la distruzione delle calotte polari e l’innalzamento del livello del mare. Una volta superate quei “punti di non ritorno” il riscaldamento globale si auto-alimenterebbe anche senza l’azione dell’uomo. La fine della civiltà è un rischio minimo, ma esistente al 5%.