Mario Cerciello Rega, troppi dubbi: qualcuno prova a nascondere la verità?

Mario Cerciello Rega
Troppi dubbi sulla vicenda di Mario Cerciello Rega – FOTO: viagginews.com

Ci sono interrogativi e circostanze troppo sospette per essere solo un caso, in merito alla vicenda di Mario Cerciello Rega. Qualcuno ora teme un complotto.

Il caso relativo all’uccisione di Mario Cerciello Rega presenta diversi interrogativi che vanno ancora spiegati. Non mancano infatti i buchi nella ricostruzione di quanto avvenuto nella notte tra il 25 ed il 26 luglio scorsi, quando il carabiniere originario della provincia di Napoli è stato ucciso verso le 03:00 del mattino. Per il delitto sono stati fermati e si trovano attualmente in carcere i due giovani statunitensi Elder Lee e Gabriel Natale Hjorth, descritti come “viziati figli di papà dediti al consumo di sostanze stupefacenti”. Inizialmente si era parlato di malviventi nordafricani per quanto riguarda l’identità degli autori del delitto, con tanto di notizia che è circolata su organi web anche di una certa rilevanza, finendo anche su Rai 1 a ‘Unomattina’. Alle 09:11 la Legione Carabinieri Lazio, Comando provinciale di Roma, emette una nota nella quale riferisce: “Un vice brigadiere dei Carabinieri è deceduto in servizio questa notte, a Roma, dopo essere stato accoltellato da un individuo, probabilmente un cittadino africano”.

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Mario Cerciello Rega, quanti interrogativi

Quella dei malviventi nordafricani è una pista battuta e confermata senza alcuna verifica anche da altre autorevoli testate come Il Corriere della Sera, Il Giornale, Libero, La Verità, Il Messaggero, Il Secolo d’Italia…ottenendo migliaia e migliaia di condivisioni sui social network. È il trionfo delle fake news, alimentate in questa vicenda relativa al povero Mario Cerciello Rega anche da quanto diffuso su delle pagine Facebook e dei gruppi privati riconducibili ad esponenti delle forze dell’ordine. Sono spuntate foto segnaletiche, nomi ed indirizzi di persone di origine maghrebina che in realtà non c’entrava nulla. E chiaramente c’è anche chi ha speculato politicamente della cosa. In particolare l’amministratore di una pagina Facebook di estrema destra per quanto riguarda il suo orientamento politico. Alla fine sono stati i carabinieri a diffondere una notizia falsa, ripresa da buona parte dei principali organi di stampa e dai social network.

I punti controversi sono davvero troppi

La mancanza di verifiche e di controlli ha permesso tutto questo. Ed in alcuni casi la volontà e la necessità di arrivare per primi su una notizia di tale portata hanno fatto il resto, da parte dei professionisti dell’informazione. Non tornano però neppure le dichiarazioni fornite da Andrea Varriale, collega di Mario Cerciello Rega e che si trovava assieme a quest’ultimo in abiti in borghese per recuperare lo zainetto di Sergio Brugiatelli. Quest’ultimo è il mediatore che aveva messo in contatto Elder Lee e Gabriel Natale Hjorth con uno spacciatore. I due statunitensi erano stati truffati ma si erano ‘rifatti’ sottraendo a Brugiatelli il suo zaino. Compito di Cerciello e di Varriale era quello di recuperare lo zaino in un incontro concordato precedentemente coi due americani. Proprio Varriale aveva riferito di due aggressori nordafricani. Le cui caratteristiche somatiche però sono estremamente lontane dai tratti propri di Elder Lee e Gabriel Natale Hjorth.

Perché Varriale non ha estratto la pistola? E le telecamere funzionavano o no?

E Varriale non ha usato la pistola d’ordinanza e non ha aiutato Cerciello. È stato spiegato tutto questo con il fatto di “essere stato preso alla sprovvista e di non essere fisicamente grosso”. Ma un carabiniere dovrebbe comunque sapere reagire in maniera adeguata ad una situazione del genere. Risulta che la pistola di Varriale sarebbe poi stata tolta e posta in sicurezza, nonostante l’assoluto non utilizzo. Poco interesse pare aver suscitato anche il pacco di droga – che in realtà era prima aspirina e poi tachipirina – destinato ai due giovani statunitensi. Ed anche questo è inspiegabile, con nessuna perizia svolta sulle sostanze. Altra circostanza strana: nel posto dove si è svolta l’aggressione a Mario Cerciello Rega non c’erano telecamere, come affermato in conferenza stampa dal comandante provinciale Gargaro.

Come mai i due carabinieri non hanno agito secondo procedura?

Eppure poco dopo l’accaduto erano stati sequestrati i filmati delle telecamere di sicurezza in piazza Mastai e quelle dell’hotel Meridien dove avevano preso una stanza Lee e Hjorth, oltre a quelle della filiale Unicredit e della gioielleria Ghera in via Cesi, vicine al luogo dell’uccisione del carabiniere. La telecamera della banca sarebbe stata fuori uso, come comunicato il 1° agosto. Ma il 26 luglio Unicredit aveva invece confermato di aver messo a disposizione i propri filmati alle autorità. Filmati decisivi per l’individuazione di Elder Lee e Gabriel Natale Hjorth. Non si spiega poi perché Cerciello non avesse con sé la propria pistola e per quale motivo non abbia teso una imboscata unitamente a Varriale, mandando invece avanti Sergio Brugiatelli. Poi non si sa nemmeno chi ha bendato Gabriel Hjorth per scattargli la famigerata foto, anche se si parla di due carabinieri indagati per abuso d’ufficio e per rivelazione di segreto d’ufficio.

Qualcuno sta cercando di nascondere la verità?

Il sito Dagospia avanza una ipotesi molto controversa: anche alla luce di fatti controversi riguardanti alcuni carabinieri infedeli, in questa situazione potrebbe esserci un tentativo di tenere la verità celata. Nel 2016 il sito diretto da Roberto D’Agostino parlò di quattro militari dell’Arma che si appropriavano di droga in maniera illecita, mettendosi poi d’accordo con alcuni spacciatori e consentendo loro di proseguire la loro attività illegale in cambio di informazioni. Le sostante sequestrate venivano poi rivendute da parte di questi carabinieri compromessi. La cosa sarebbe avvenuta proprio a Roma e tutto si era concluso con l’arresto di 5 pusher, tra gli altri. La cosa non dimostra alcun collegamento con la vicenda di Cerciello Rega, precisa Dagospia.