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Tony Renis “amico dei mafiosi”: lo scandalo e la polemica, ecco cosa ha fatto

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Per mesi Nando Dalla Chiesa e Tony Renis sono stati protagonisti di una battaglia intorno a certe frequentazioni “impresentabili” del cantante: com’è finita?

“Se nessuno si rende conto di cosa significa dare Sanremo in mano a Tony Renis qualcuno lo deve pur dire”: così diceva nel 2004 l’allora senatore della Margherita Nando Dalla Chiesa. “Il problema di Renis – continuava – è che ha dichiarato con orgoglio amicizie con boss mafiosi e sanguinari, di cui in Italia si occupano Polizia, Carabinieri e Commissione antimafia, che ha fior d’atti riservati sul suo conto”.

E ancora: “Quando la Rai ci comunica che questo è normale, che la Tv dello stesso Stato che manda i suoi magistrati a sfidare la mafia e a lasciarci, qualche volta, le penne, affida la sua trasmissione più prestigiosa e antica nella mani di Renis, quello è uno scandalo civile”. “Ci siamo battuti contro chi diceva che la mafia non esisteva, ora – concludeva Dalla Chiesa – non si può accettare a Sanremo uno che dice che la mafia è bella”.

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Tony Renis al centro di un polverone

Ormai quindici anni fa un’aspra battaglia ha visto contrapposti Nando Dalla Chiesa e Tony Renis. Il senatore della Repubblica, figlio del Prefetto Carlo Alberto, ucciso dalla mafia, ha rimproverato al cantante di “Quando quando quando” all’anagrafe Elio Cesari, di essere stato negli anni ’80 “veramente molto amico di Craxi” e oggi “veramente molto amico di Silvio Berlusconi”, di essersi presentato al suo matrimonio con la macchina che era stata di Al Capone (con la famiglia dello stesso Craxi tra gli invitati), e di certe frequentazioni sospette con Vladimir Putin. Ricevendo in cambio da Berlusconi come “premio” l’Istituto italiano di cultura a Los Angeles o il festival di Sanremo. E lui ha scelto Sanremo.

Secondo quanto scritto allora sui giornali, Tony Renis era anche amico fraterno di Joe Adonis, fondatore della Anonima assassini e della futura Cosa Nostra insieme a Frank Costello e Al Capone, e di John Gambino, condannato in Italia per traffico di droga (e la cui raffineria di Alcamo produceva 4 tonnellate di eroina al giorno). “John è una persona squisita, un signore – avrebbe detto il cantante -. Sono stato anche quest’ anno suo ospite: è generoso, è sempre il primo a esserti utile. Se i nostri connazionali possono oltrepassare l’Oceano lo devono a gente come lui, un piatto di minestra ce lo danno sempre”.

Nando Dalla Chiesa, che all’epoca lavorava in Commissione antimafia, ha letto le carte e cominciato a pubblicare sull’Unità articoli prima di “colore” (Tony Renis che si raccomanda al padrino “vero” Joe Adonis per avere una parte nel “Padrino” finto di Coppola) poi sempre più “seri” e documentati: Renis – vi si leggeva – era amico delle famiglie mafiose dei Gambino e degli Spatola e faceva avanti e indietro tra le loro ville (da Palermo a Staten Island e ritorno) nei mesi dei finto sequestro Sindona. Anche nel ’79”, quando nientemeno che Michele Sindona era in mano agli Spatola.

Dopo il delitto Ambrosoli e assassinio di Boris Giuliano, quando il giudice Ferdinando Imposimato interrogò Renis e gli chiese se conosceva Sindona, egli rispose di no. Ma Sindona raccontava di averlo incontrato (anche) al Pierre Hotel di New York, per esempio, in pubblico (e la segretaria, Xenia Vago, confermava). Dopo l’arresto per falsa testimonianza, Renis ammise di aver conosciuto e frequentato Sindona: “Mi disse che un artista italo-americano non poteva far nulla senza quelle persone”, ha raccontato poi il magistrato. Lo scandalo di quell’estate è finito con 3 arresti, 20 indagati, tangenti da 50 mila euro per cantare al Festival. Renis disse di sentirsi “come il Trap” che riceveva duecento telefonate al giorno e non rispondeva a nessuna. Quanto a Dalla Chiesa, “Farnetica, calunnia. Sarebbe da querela, ma lascio perdere…”.

EDS