Omicidio Vannini, tutte le bugie raccontate dalla famiglia Ciontoli

Ancora non sono chiare le cause della morte di Marco Vannini dopo ben quattro anni: le bugie raccontate dalla famiglia della fidanzata Martina Ciontoli

Caso Vannini, il coinvolgimento di Izzo

La verità ancora non è nota per quanto riguarda l’omicidio di Marco Vannini. Tanti dubbi e tante ricostruzioni riviste e cambiate nel corso degli ultimi quattro anni. Il giovane ragazzo romano muore a casa della fidanzata Martina Ciontoli all’età di 22 anni nella notte tra il 17 e il 18 maggio del 2015. Dopo il turno di lavoro allo stabilimento balneare, Marco chiama la madre per avvisare che andrà a dormire dalla sua ragazza. Così il ragazzo si reca a casa della famiglia Ciontoli andando così a farsi un bagno rigenerativo dopo cena. In questi lunghi anni tante bugie sono state raccontate dai Ciontoli modificando, di volta in volta, il loro racconto sull’accaduto. Prima hanno rivelato come Marco sia scivolato nella vasca ferendosi poi con un pettine dopo un attacco di panico. Poi il padre della ragazza, Antonio Ciontoli, ha confessato soltanto al medico di turno come il giovane ragazzo sia stato raggiunto da un proiettile sotto l’ascella destra facendogli giurare di non dire poi niente.

Se vuoi seguire tutte le nostre notizie in tempo reale CLICCA QUI

Omicidio Vannini, la ricostruzione dell’accusa

L’accusa ha ricostruito l’accaduto con Marco che si trovava nella vasca da bagno quando Ciontoli fa esplodere un colpo con la sua Beretta calibro 9 che preleva velocemente dalla scarpiera. Anche i vicini di casa hanno svelato di aver sentito uno sparo intorno alle 23. La prima chiamata del fratello di Martina, Federico, arriva alle 23:41: “C’è un ragazzo che si è sentito male, è diventato bianco e non respira più. Si è spaventato”. Il padre Antonio, invece, richiama dopo venti minuti il 118: “Il ragazzo si è ferito con un pettine a punta, grida perché si è messo paura”. Nessuno arriva in suo aiuto e così il povero Marco Vannini muore perdendo oltre due litri di sangue. Il padre della ragazza, Antonio Ciontoli, sottoufficiale della Marina Militare distaccato ai servizi segreti, è  stato accusato di omicidio volontario. Infine, anche Roberto Izzo, in servizio nella caserma dei Carabinieri intervenuti la notte dell’omicidio, è stato accusato di favoreggiamento e falsa testimonianza.