Carabiniere ucciso, un’altra prof: “Un colpo in testa, come negli altri Paesi”

"Un colpo in testa, come negli altri Paesi"
(Getty Images)

Dopo la professoressa che ha esultato per la morte del carabiniere ucciso, un’altra docente è finita nella bufera per un post in cui difende le forze dell’ordine.

L’omicidio di Mario Cerciello Rega ha infiammato le discussioni sui social prima e dopo la pubblicazione della foto in cui si vede uno degli imputati con una benda sugli occhi. Le prime polemiche sono state generate dal commento di una professoressa di Novara che ha esultato per la morte del carabiniere scrivendo “Uno in meno, e chiaramente con uno sguardo poco intelligente, non ne sentiremo la mancanza”. Un commento che ha aizzato i social, i media ed i politici contro di lei costringendola a chiedere scusa per la mancanza di rispetto ai danni di un uomo brutalmente ucciso. Ciò nonostante le scuse non le hanno evitato una denuncia e le relative conseguenze legali (Intanto è stata sospesa).

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Carabiniere ucciso, un’altra professoressa nella bufera

In queste ultime ore una seconda docente, Patrizia Starnone, è finita al centro delle polemiche per un commento. L’insegnante ha commentato il post della Lega in cui si chiedeva se l’aver bendato l’imputato fosse stato un atto così grave, scrivendo: “E’ scioccante il fatto che sia stata scattata, pubblicata e che qualcuno si indigni pure dopo l’efferato crimine perpetrato contro il nostro carabiniere. Cari agenti della forze dell’ordine, quando è necessario e non vi è altra scelta un colpo in testa al reo, come fanno in ogni altro Paese”.

Il commento è stato letto come un invito all’uso della violenza contro gli imputati e la donna è stata subissata di insulti e attacchi, al punto che si è vista costretta a chiudere il profilo social. Oggi, però, la docente ha spiegato a ‘Repubblica‘ che le sue parole sono state fraintese e che il suo commento non era riferito alla foto ma all’omicidio: “E’ in un caso di pericolo come quello che, dico, le forze dell’ordine, hanno il diritto di intervenire, come scelta estrema con l’uso delle armi. Lo dice anche il codice penale: l’uso delle armi è consentito quando non ogni altro mezzo non è più sufficiente a tutelare la persona”. La donna ha anche spiegato che ricorrerà in giudizio contro tutti quelli che hanno equiparato il suo intervento a coloro che hanno offeso l’onore del giovane carabiniere ucciso.