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Aumenta il rischio per il tumore al colon in caso di dieta errata: la soluzione

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:06
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Studi scientifici hanno rilevato una stretta relazione tra una dieta sbagliata e l’alto tasso di insorgenza di tumore al colon

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Mangiare bene è importante. Una dieta sbagliata potrebbe incrementare il rischio di tumore al tratto gastrointestinale, mentre uno stile adeguato può prevenire allo stesso tempo tutto questo. Ultimamente alcuni lavori scientifici, come quello pubblicato su JNCI Cancer Spectrum, hanno dimostrato come la percentuale di nuovi casi di tumore sia dovuta ad un’assunzione inadeguata di alcuni alimenti. Il 5,2 per cento (cioè 80.110 casi) di tutti i tumori registrati nel 2015 negli Usa, possono essere attribuibili ad una dieta inadeguata. Inoltre, il 4.4 per cento è correlabile direttamente ad una dieta sbagliata, mentre nello 0.82 per cento dei casi il fattore di rischio dieta è frutto dell’obesità.

Sulla dieta incide lo scarso consumo di cereali integrali e di latticini da una parte e l’elevato consumo di carni processate dall’altra. Il tumore del colon retto è quello che risulta maggiormente correlato alla dieta (ben il 38,3 per cento del totale dei casi), in particolare tra i maschi di mezza età (45-64 anni). Il cancro del colon-retto è il terzo tumore più comune in Italia ed in Europa.

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Dieta, come proteggersi dal tumore

Ci sono alcune componenti bioattive che hanno il ruolo di protezione come le fibre, la vitamina E, il selenio, i polifenoli e gli omega-3. Infine, la professoressa Filomena Morisco, Dipartimento di Scienza degli Alimenti dell’Università di Napoli Federico II, ha svelato: “In definitiva dai risultati di questo studio epidemiologico emergono ulteriori conferme sull’importanza della dieta nella genesi delle malattie neoplastiche in generale, ma soprattutto di quelle che interessano l’apparato gastrointestinale. Ne consegue che la scienza della nutrizione si interfaccia con i meccanismi di cancerogenesi e suggerisce sempre più la necessità di un approccio multidisciplinare alla malattia, con il gastroenterologo in posizione sempre più centrale”.