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La storia secondo Savoini: “La Polonia costrinse la Germania all’attacco”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 22:06
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La storia secondo Savoini
(Screenshot Video)

In un’intervista rilasciata nel 2014, Gianluca Savoini fa un parallelo tra la crisi Ucraina-Russia e l’invasione della Polonia da parte della Germania, sostenendo che i polacchi costrinsero i nazisti all’invasione.

Il nome di Gianluca Savoini è entrato con forza nella cronaca degli ultimi giorni per l’intercettazione in cui discute di possibili finanziamenti russi ad un partito italiano (La Lega) su cui sta indagando la Procura di Milano e di cui parlerà Matteo Salvini durante un’interrogazione parlamentare. Sebbene il ministro dell’Interno smentisce categoricamente che la Lega ha ricevuto finanziamenti dalla Russia, il sospetto sollevato dall’intercettazione ha creato non poche polemiche tra i partiti di maggioranza.

In attesa dei risultati delle indagini sull’ex consigliere di Salvini, ‘Il Fatto Quotidiano’ ha pubblicato un’intervista in cui Savoini fa una ricostruzione a dir poco fantasiosa sulle ragioni dello scoppio della Seconda guerra mondiale. L’intervista, che vi riportiamo in calce alla notizia la potete trovare anche sul canale Youtube dell’associazione presieduta dall’esperto di affari con la Russia (Lombardia-Russia).

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Savoini: “La Polonia costrinse la Germania ad invaderla”

Nell’intervista Gianluca Savoini analizza la crisi tra Russia e Ucraina, scoppiata per l’intervento milirare dell’esercito russo in Crimea (intervento per cui la Russia è condannata a pagare delle sanzioni). Con un parallelismo ardito il nostro sostiene che quanto accaduto in Crimea è paragonabile a quanto accaduto in Polonia nel ’39: “I polacchi colpivano i tedeschi all’interno del confine polacco ed hanno costretto, tra virgolette, la Germania ad entrare, facendo scoppiare la Seconda guerra mondiale”. Dopo questo saggio di revisionismo storico, Savoini conclude dicendo che ci sono delle similitudini tra le due situazioni e che l’unica differenza è che la Russia ha saputo resistere alle provocazioni ucraine.

Ecco il video in questione