Emanuela Orlandi, giovedì 11 luglio l’apertura di due tombe in Vaticano

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Via all’apertura di due tombe in Vaticano, nell’ambito del caso Emanuela Orlandi – FOTO: viagginews.com

La famiglia di Emanuela Orlandi attende l’apertura di due tombe nel Cimitero Teutonico, su disposizione anche del Vaticano.

Giovedì 11 luglio 2019 sarà un giorno importante per quanto riguarda il caso di Emanuela Orlandi. In tale data infatti avverrà l’apertura di due tombe all’interno del Cimitero Teutonico, incluso nel perimetro della Città del Vaticano. La cosa ha ricevuto l’avallo del cardinale e Segretario di Stato, Monsignor Parolin, dopo anni in cui la famiglia della ragazza scomparsa il 22 giugno 1983 aveva denunciato la collaborazione nulla da parte della Chiesa. Adesso il fratello di Emanuela, Pietro Orlandi, ha ringraziato Parolin ma ha anche ammesso che “aprendo queste due tombe il Vaticano ammette la possibilità, tutta da verificare, che ci possano essere responsabilità interne”. Le tombe che saranno scoperchiate a partire dalle ore 08:00 sono quelle detta ‘dell’Angelo’ ed in cui è sepolta la principessa Sophie von Hohenlohe, morta nel 1836, ed un’altra che sorge immediatamente accanto e nella quale riposano i resti della principessa Carlotta Federica di Mecklemburgo.

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Emanuela Orlandi, già a fine 2018 una svolta poi mancata

Perché sono state scelte proprio queste due tombe? Perché, per qualche motivo, lì molta gente lascia dei fiori in memoria di Emanuela Orlandi. Il tutto senza dimenticare anche il caso di Mirella Gregori, sparita un mese e mezzo prima della stessa Emanuela. Verso fine 2018 si era parlato del possibile ritrovamento dei resti delle due adolescenti all’interno di un palazzo della Nunziatura Apostolica. L’esame del Dna su alcuni tessuti recuperati da lì avevano però escluso tale ipotesi. Ora si è espresso il professor Giovanni Arcudi, docente di Medicina Legale all’Università di Tor Vergata. Lo specialista spiega che “da questa prima analisi delle ossa possiamo proporre una datazione, certamente approssimativa, ma per i periodi che a noi servono, di 50, 100, 200 anni, la possiamo fare”.

Conosceremo la verità tra circa due mesi

“Possiamo distinguere se è un osso di 10 anni o che è stato lì 50 anni o 150 anni. Possiamo fare già la diagnosi di sesso, se le strutture ossee risulteranno tutte ben conservate. Potremmo addirittura arrivare ad escludere che i resti scheletrici appartengano a persone diverse rispetto a quelle due che sono state sepolte lì”. All’apertura delle tombe saranno presenti i familiari di Emanuela assieme ai rispettivi avvocati ed esperti incaricati di seguire questa ormai ultradecennale vicenda. Per avere delle risposte definitive occorreranno da uno a due mesi almeno.