Dolce e Gabbana, regalo votivo alla Madonna: scoppia un caso diplomatico

dolce gabbana collana
Scontro tra comune e vescovo nell’Agrigentino per un regalo di Dolce e Gabbana – FOTO: Instagram

Un dono degli stilisti Dolce e Gabbana fatto come devozione alla Madonna e come ringraziamento alla comunità locale finisce col creare il caos.

Il Comune di Montechiaro, in provincia di Agrigento, aveva ricevuto nientemeno che da Dolce e Gabbana una collana molto rinomata e preziosa, come atto di devozione ed anche come ringraziamento per aver fatto da location ad una sfilata svoltasi qualche giorno fa per Alta Gioielleria. Ma pare che il vescovo non abbia apprezzato la cosa, giungendo alla decisione di sequestrare il prezioso monile. I due famosi stilisti sono rimasti nell’Agrigentino dal 4 luglio fino a domenica 7, e qui non è mancato nemmeno un incontro privato all’interno della cappella del monastero che ospita delle monache di clausura. I due hanno voluto omaggiare la Madonna di Palma di Montechiaro. Si è trattato di un bel gesto privato, una donazione a titolo personale che sarebbe dovuto restare segreto. Ma la cosa è diventata di dominio pubblico dopo che proprio le monache hanno alzato la voce, dopo essersi viste privare del prezioso da parte del vescovo di Agrigento.

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Dolce e Gabbana, si è creato un incidente diplomatico

Un sottoposto di quest’ultimo, nella notte tra venerdì 5 e sabato 6 luglio, pare abbia bussato alle porte del convento per farsi dare la collana, su ordine del vescovo, come detto, e per imprecisati “motivi di sicurezza”, stando a quanto trapelato. In giornata il consigliore comunale di Palma di Montechiaro, Salvatore Malluzzo, ha diffuso una nota nella quale parla di quanto accaduto, criticando apertamente la scelta di sequestrare il prezioso. “Per quanto mi riguarda, se quanto si vocifera dovesse corrispondere al vero, sarebbe tutto molto grave. Si è trattato di un dono fatto al nostro Comune ed alla cittadinanza tutta, e qui da noi deve rimanere, senza alcuna giustificazione. Nella nostra comunità è radicata una forte fede, fatta anche di tradizioni e di devozionismo. E l’atto di requisizione va contro questi principi”, dice il consigliere comunale. Per cui invito il vescovo di Agrigento a porre rimedio”.