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Hatshepsut, il mistero della donna Faraone: ecco chi era

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:34
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Hatshepsut fu una delle pochissime donne-faraone della storia dell’Egitto. Ecco chi era e perché ancora oggi si parla di lei. 

Hatshepsut fu una delle pochissime Faraone donna della Storia dell’Egitto, e quella che regnò più a lungo. Sotto la sua guida il regno prosperò, arricchendosi di numerosi edifici e monumenti che danno la misura di quanto fossero evolute l’edilizia e l’architettura della civiltà sul Nilo. Eppure, nonostante il successo di Hatshepsut, o forse proprio a causa di esso, dopo la sua morte si tentò di cancellarne la memoria, per motivi non ancora del tutto chiari agli studiosi. Oggi, fortunatamente, sappiamo moltissimo della “donna che era Re” e dei suoi 22 anni di dominio.

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Il ritratto di Hatshepsut

Hatshepsut (1513/1507-16 gennaio 1458 a.C.) è stata una regina egizia, quinta sovrana della XVIII dinastia, e la seconda donna a detenere il titolo di faraone dopo Nefrusobek, della XII dinastia (1806-1802 a.C.). In precedenza Hatshepsut era stata la “Grande sposa reale”, ovvero moglie principale e regina consorte di Thutmose II, padre di Thutmose III. La maggior parte degli studiosi la considera uno dei migliori faraoni della storia egizia, avendo tra l’altro regnato molto più a lungo di ogni donna appartenente a tutte le altre dinastie native dell’Egitto. In particolare, secondo l’egittologo statunitense James Henry Breasted fu lei “la prima grande donna della storia di cui abbiamo notizia”.

Il nome di Hatshepsut è legato soprattutto al tempio funerario di Deir el-Bahari, noto anche come Djeser-Djeseru (“Santo fra i Santi”), considerata la più importante opera riconducibile a questa sovrana. Il monumento, scavato parzialmente nella roccia, è situato sotto le scogliere di Deir el-Bahari, sulla riva occidentale del Nilo, vicino alla Valle dei Re in Egitto, ed è dedicato alla divinità solare Amon-Ra. È considerato uno degli “incomparabili monumenti dell’antico Egitto”. Fu lì che il 17 novembre 1997 avvenne il massacro di 62 persone, soprattutto turisti, per mano di un gruppo di estremisti islamici.

Quando il nipote di Hatshepsut, Thutmose III, iniziò l’azione di damnatio memoriae, azione che comportò la cancellazione del suo nome da tutti i monumenti e la manomissione delle sue statue, al fine di cancellarne la memoria storica, anche la mummia della sovrana venne rimossa dalla tomba ufficiale nella Valle dei Re e solo recentemente è stata ritrovata e riconosciuta.

EDS