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L’annuncio del colosso di Mountain View impone agli utenti di Huawei di adeguarsi al nuovo ordine del governo americano. Ma a caro prezzo.

Dopo l’annunciato ritiro da parte di Google delle licenze Android a Huawei molti utenti del brand cinese si chiedono se, quanto e come la novità cambierà la loro vita “digitale”. Ancora è presto per sbilanciarsi in previsioni dettagliate, ma non c’è dubbio che sia in atto una scossa destinata a stravolgere mercato globale degli smartphone (e non solo).

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Il nuovo fronte della guerra commerciale Usa-Cina

Il dato di fatto è che Huawei non potrà più usare Android nella sua interezza. A fare le spese della guerra commerciale Usa-Cina è la versione commerciale che Google vende in licenza ai produttori di dispositivi (non solo Huawei, ma anche Samsung e altri brand) e concede l’accesso a tutte le applicazioni più diffuse, da Youtube a Gmail passando per Google Maps e l’Assistente Google. D’ora in poi il colosso di Shenzhen potrà far girare i suoi dispositivi con la versione pubblica e open source del sistema operativo e dovrà rinunciare a qualsiasi aggiornamento che presupponga un’interazione con i californiani.

La decisione di Alphabet (la casa madre di Google) è infatti una diretta conseguenza delle restrizioni commerciali imposte dal governo americano nei confronti di Huawei, che la Casa Bianca accusa di spionaggio e considera un rischio per la sicurezza nazionale. “Ci stiamo conformando all’ordine e stiamo valutando le ripercussioni” ha fatto sapere un portavoce di Big G. Il punto è che Huawei è il secondo produttore di smartphone al mondo, con il 19% del mercato (dietro al 32% di Samsung e davanti all’11% di Apple), e il secondo anche in Italia (considerando anche il suo marchio Honor) con il 32%. E su Android viaggia oltre l’80% del mercato dei smartphone.

Le novità per i possessori di smartphone Huawei

Di sicuro c’è che, per il momento, chi ha già un telefonino Huawei o Honor con sistema operativo Android potrà continuare a usare le applicazioni e ottenere gli aggiornamenti relativi alla sicurezza (che però arriveranno con un po’ di ritardo) e a Google Play, essendo queste operazioni che non richiedono alcuna interazione fra le società. Quando invece sarà disponibile Android Q, la nuova versione del sistema operativo al debutto entro l’anno, gli utenti Huawei e Honor vecchi e nuovi potrebbero non essere in grado di usarla, in parte o in toto (e lo stesso varrà, naturalmente, per la versione successiva, attesa per il 2020).

Intanto i cinesi non perderanno tempo: hanno già confermato di essere pronti ad affidarsi a un sistema operativo proprietario, pur rimarcando la loro preferenza per quelli di Microsoft, usato su tablet e pc, e Google. Il 48 per cento delle entrate di Huawei dipende dalle vendite ai consumatori. E il colosso Shenzhen spende ogni anno 11 miliardi di dollari per acquistare componenti dalle società americane: la perdita dell’ecosistema Google gli costerà tutte le sue spedizioni di smartphone fuori dalla Cina (il 50% del totale nel quarto trimestre del 2018). Anche per questo i competitors – a partire da Apple e Samsung – si leccano i baffi, convinte di poter  trarre vantaggio da questa situazione. Ma la battaglia è solo agli inizi.

EDS

 

 

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