Incremento Iva, incombe una tassa di 538 euro per tutte le famiglie

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Il 1º gennaio 2020 non si preannuncia solo come un nuovo anno, ma anche come il periodo di un incremento dell’Iva per tutte le famiglie. Approfondiamo insieme le informazioni sulla nuova tassa.

Una nuova tassa incombe sulle tasche delle famiglie in Italia, un incremento dell’Iva che colpirà maggiormente regioni grandemente sviluppate a livello economico come la Lombardia e il Trentino Alto Agide (tasse, rispettivamente, di 658 e 654 euro) e liberi professionisti, imprenditori e grandi dirigenti.

Incremento Iva, ecco come funziona la nuova tassa

Il 1º gennaio 2020 partirà la nuova tassa prevista dall’ultima manovra e confermata dal ministro dell’Economia Giovanni Tria. Il futuro – e altamente probabile – aumento dell’Iva è il risultato delle clausole di salvaguardia, un sistema preventivo che ha fatto molto discutere: s’inizia con un rincaro delle tasse automatico, tentando poi –  successivamente al raggiungimento delle cifre stimate – di stopparlo. L’Iva è destinata a salire dal 22 al 25,2% nel 2020, insieme un rialzo al 13% per quella al 10%. La clausola fa spiccare il volo anche all’aliquota al 10%, applicata ad una serie vasta di prodotti: dal cibo, ai lavori domestici, fino ai ristoranti, cinema e teatri.

Incremento Iva, chi paga di più?

Secondo le stime dell’Istat, a livello nazionale saranno le famiglie lombarde e altoatesine a subire maggiormente l’ondata del doppio rincaro della tassa, parimerito l’Emilia Romagna e il Veneto – solo a livello di percentuale – mentre il minor impatto sarà subito da Calabria, Campania e Basilicata. A livello comunale saranno invece le aree metropolitane a pagare lo scotto della nuova manovra (570 euro, il 2,3%), mentre pagheranno meno le aree con meno di 50mila abitanti (517 euro, il 2,25%). A livello individuale, diverse stime vedono i single soffrire maggiormente il carico dell’aumento Iva – maggiori acquirenti di prodotti con aliquota al 22% come vestiti e alcolici – mentre pagherà considerevolmente meno chi consuma beni tassati al 4% come pane, frutta e verdura. Tra le famiglie numerose, subirebbero un maggior rincaro i nuclei familiari con tre o più figli (743 euro l’anno). Una delle informazioni più curiose riguarda la tassazione delle famiglie straniere: sebbene siano tra i consumatori più bassi (1.530 euro al mese), le famiglie composte da soli stranieri pagherebbero di più rispetto alle famiglie italiane (il 2,3% contro il 2,26%). Nel settore lavorativo, gli operai subiranno una percentuale inferiore della tassa in confronto a dirigenti, liberi professionisti ed imprenditori.

Essendo il 1º gennaio ancora ben lontano, non sono escludibili modifiche last minute per scenari intermedi: un esempio è alzare di un punto sia la aliquota al 10% che al 22%, situazione che costerebbe solo 173 euro all’anno a tutte le famiglie in Italia.