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Canada, il film pro-life Unplanned non trova distributori: “Ci boicottano”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:35
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"Ci boicottano"
(Screenshot)

I produttori del film pro-life ‘Unplanned’ lamentano la mancanza di distributori in Canada e ritengono che tale scelta sia dovuta ad una posizione antitetica a quella che mostrata all’interno del film.

Nel corso di una conferenza stampa tenuta lo scorso 8 maggio, i produttori del film pro-life ‘Unplanned‘ hanno spiegato di aver trovato un blocco da parte dei distributori cinematografici in Canada. Dopo aver guadagnato 18 milioni di dollari con le proiezioni nelle sale degli Stati Uniti, infatti, i produttori avevano accolto le richieste dei Canadesi (in base ad una ricerca di mercato avevano riscontrato il loro interesse) e deciso di portare la pellicola oltre confine.

Il governo dell’Alberta ha di fatto accettato la distribuzione del film, ponendo però una limitazione: ‘Unplanned’ è stato vietato ai minori di 14 anni a causa della presenza di scene potenzialmente disturbanti. Non restava dunque che trovare un accordo con una delle due grandi catene di distribuzione cinematografiche che ci sono in Canada, ma queste hanno fatto capire ai produttori che non sono interessate alla distribuzione.

Il film pro-life Unplanned non trova distributori: “Siamo stati di fatto censurati”

Nel commentare tale decisione, Lisa Wheeler (producer) ha dichiarato: “Ci hanno effettivamente bloccato dal distribuire il film in Canada”. Gli fa eco lo sceneggiatore della pellicola Chuck Konzelman, il quale suggerisce che il motivo di tale disinteresse sia politico: “Quello che abbiamo visto è come l’industria del cinema Canadese sia speculare a quella che c’è qui (Stati Uniti Ndr.), nell’essere più progressiva, di sinistra e pro choice di quanto non sia la popolazione”, spiega lo sceneggiatore che poi aggiunge: “In sostanza per loro il nostro progetto è una sorta di anatema, e l’averci escluso dalle visualizzazioni in Canada come ‘falso positivo’… consiste effettivamente in censura, senza diritto d’appello”.

Ma perché i distributori vorrebbero censurare il film pro-life? Il film è basato sulle memorie di una ex dipendente di Planned Parenthood, Abby Johnson. La donna ha deciso di lasciare l’azienda per due ragioni: la prima perché le avrebbero chiesto di incrementare il numero di aborti per massimizzare il profitto, la seconda perché (e questa scena è il fulcro del film) ha assistito ad un aborto di un feto di 13 settimane con ultrasuoni che l’ha scioccata. La stessa Johnson ha dichiarato nel suo diario: “Vedere il bambino che lottava e resisteva allo strumento di aborto, mi ha fatto capire che c’era vita umana nel grembo”.