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Fabio Fognini è al settimo cielo, dopo una stagione costellata di successi e soddisfazioni. Ma non è tutto rose e fiori… 

Stanco ma felice. Fabio Fognini è in un momento particolarmente fortunato della sua carriera e della sua vita privata. Ha appena messo a segno un altro successo ai Masters 1000 di Montecarlo, e l’equilibrio che ha trovato con la famiglia gli dà una marcia in più. Sì, perché dopo l’arrivo del primo figlio, Federico, il tennista ligure, nonché marito di Flavia Pennetta, sembra rendere meglio sul campo. Non a caso anche in questi giorni agli Internazionali di tennis al Foro Italico Fognini ha portato la famiglia con sé. “Lovely wife”, scrive l’atleta sul suo profilo Instagram, dove gli elogi alla consorte si sprecano. E nell’ultimo post c’è un video nel quale padre e figlio camminano mano nella mano lungo il corridoio dell’hotel che li ospita: “discorsi tra maschietti”, si legge a margine, con un cubitale “life”.

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Il lato “nascosto” di Fabio Fognini

Le performance sportive, si diceva, traggono giovamento da questo “stato di grazia”. Fabio Fognini è stato capace quest’anno di migliorare il best ranking al numero 12 del mondo sei anni dopo aver toccato il 13 nel 2013. Il suo allenatore, Franco Davin, racconta in un’intervista esclusiva a Tennis World Italia dal Foro Italico, spiega che “si è allenato molto e il suo talento non è nulla di nuovo”. Ma i momenti difficili non sono mancati. “Lo scorso anno è stato veramente troppo duro per Fabio. Ha giocato tante partite, ha finito la stagione stanchissimo. Non credo sia stato per più di dieci giorni a casa. Lui è troppo forte, ma un altro al suo posto sarebbe già finito in ospedale”, spiega il 49enne argentino di Pehuajó.

Secondo il tecnico, Fabio Fognini “dovrebbe giocare meno tornei. Per la sua vita e per la sua età, deve giocare un po’ meno. La programmazione prevede i quattro Slam, i Master 1000 obbligatori… quest’anno era iscritto a tutto, ma ha saltato qualche torneo”. C’è poi da dire che l’atleta ha il suo caratterino… “Se gli dico qualcosa c’è sempre un motivo. Se lui non è d’accordo, mi deve dire il perché. Il processo non è sempre facile”. Anche a Roma è così: “Giocare col pubblico a favore gli piace ma non è facile gestire la pressione qui. Nessun italiano gioca a Roma stando tranquillo. Vedo Fabio teso perché vuole fare un buon torneo, è una tensione positiva”, conclude Davin. Sta a lui ora dimostrarlo.

 

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