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Decreto Salva Roma: che cos’è e come funziona la norma discussa oggi

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cos'è e come funziona la norma discussa oggi in parlamento
(Gettyimages)

Quest’oggi in parlamento si discuterà dell’inserimento della norma Salva Roma all’interno del decreto crescita: scopriamo di cosa si tratta e come funziona.

Nei giorni scorsi il Movimento 5 Stelle e la Lega sono andati allo scontro per la proposta avanzata dai pentastellati di inserire nel decreto crescita una norma chiamata “Salva Italia”. A contestare l’inserimento di questa legge è stato soprattutto Salvini, il quale ritiene tale norma un modo per salvare l’amministrazione Raggi ed ha ribattezzato la norma “Salva Roma“. A suo modo di vedere, infatti, inserire una legge apposita per salvare un singolo comune a discapito di tutti gli altri sarebbe scorretto: “O tutti o nessuno, diciamo no a Comuni di serie A e di serie B”, ha infatti tuonato il leader del carroccio.

A rispondergli ci ha pensato Laura Castelli, la quale ha fatto presente al vice premier che non si tratta di un decreto pensato per salvare la Raggi, ma per chiudere una gestione commissariale voluta dal governo Berlusconi nel 2008: “Non sempre c’è bisogno di un nemico, perché in questo caso non c’è”, dice la Castelli che poi precisa: “I problemi sono diversi e a ciascuno serve la sua cura”. In sostanza il Movimento 5 Stelle apre ad aiuti statali per qualsiasi comune italiano rischi il dissesto, da Catania a Caserta, passando per Roma appunto, per arrivare a Savona e Rieti.

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Decreto Salva Roma: cos’è e come funziona

In cosa consiste il decreto Salva Roma tanto contestato dalla Lega? In parole povere si tratta di un aiuto dello stato al comune di Roma per ripianare la situazione debitoria esistente. In questo momento l’amministrazione della Capitale ha un debito di 12 miliardi di euro, motivo per cui è stato richiesto un commissariamento. Già adesso lo stato versa 300 milioni di euro l’anno (mentre il comune 200 milioni) per risanare la situazione debitoria. Con la norma che verrà discussa questo pomeriggio in parlamento, lo stato darebbe piena copertura al debito del comune di Roma, facendo da garante per i pagamenti con tutti: banche, cittadini e imprese.

In tal modo lo stato eviterebbe la crisi di liquidità a cui andrebbe incontro il Comune di Roma a partire dal 2022. La copertura del debito proverrebbe da una minima riduzione del contributo statale previsto annualmente per il commissario, dunque non dovrebbe pesare sulle tasche degli italiani. Tale provvedimento dovrebbe avere una durata di 3 anni, così da permettere nel 2021 di fissare il debito residuo e stabilire un piano di rientro e chiudere la gestione commissariale.