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Mimmo Lucano, nuova indagine sul sindaco di Riace: truffa e falso

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:24
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Il sindaco di Riace era stato arrestato lo scorso ottobre. Sono otto gli episodi di truffa di contestati. E il divieto di dimora è stato prolungato a un anno.

Nuova tegola sul capo di Mimmo Lucano che ieri sera, dopo il riinvio a giudizio nel processo “Xenia”, si è visto notificare un avviso di conclusione indagini da parte della Procura di Locri. Al sindaco sospeso di Riace, 61 anni, vengono contestati i reati di truffa e falso ideologico in relazione alla gestione dei migranti nel centro della Locride, materia per la quale lo stesso Lucano fu arrestato nell’ottobre del 2018. Nel procedimento per il quale è stato emesso l’avviso a suo carico risultano indagate altre nove persone.

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Gli episodi contestati al sindaco di Riace

Sono in tutto otto gli episodi di truffa contestati a Mimmo Lucano. A partire dall’accusa “di avere indotto in errore il Ministero dell’Interno e la Prefettura di Reggio Calabria ricorrendo all’artificio di predisporre una falsa attestazione in cui veniva dichiarato che le strutture di accoglienza per ospitare i migranti esistenti nel territorio del comune di Riace erano rispondenti e conformi alle normative vigenti in materia di idoneità abitativa, impiantistica e condizioni igienico-sanitarie, laddove così in effetti non era, essendo quegli appartamenti privi di collaudo statico e certificato di abitabilità, documenti indispensabili per l’utilizzo sopra specificato e per come richiesto dal manuale operativo Sprar e dalle convenzioni stipulate tra il Comune di Riace e la Prefettura di Reggio Calabria”.

Lo stesso Lucano dovrà aspettare ancora un anno per poter fare rientro a Riace. Il Tribunale della libertà di Reggio Calabria, nel disporre la revoca dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Locri nei suoi confronti, emise infatti a carico del sindaco il divieto di dimora per sei mesi a Riace, periodo che adesso viene prolungato a un anno per effetto del provvedimento di rinvio a giudizio. Lo stesso Tribunale della libertà di Reggio Calabria dovrà però pronunciarsi nuovamente sul divieto di dimora dopo il recente annullamento con rinvio del provvedimento da parte della Corte di Cassazione.

EDS