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Maternità surrogata: la Corte Europea riconosce ‘l’utero in affitto’

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Maternità surrogata: la Corte Europea riconosce i diritti di una donna il cui marito ha avuto figli attraverso la pratica dell’utero ‘in affitto’.

maternità surrogata
(foto pubblico dominio)

La Corte europea dei diritti umani si è pronunciata riguardo un ricorso che arriva dalla Francia circa il riconoscimento legale del legame tra la madre intenzionale, quindi non biologica, e il minore nato dalla gestazione portata avanti per conto di altri, vale a dire quello che viene comunemente chiamato ‘utero in affitto’. In Italia, sul tema ci sono state delle dure prese di posizione, soprattutto da parte del ministro della famiglia, Lorenzo Fontana.

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Cosa prevede la sentenza sulla maternità surrogata?

Tale riconoscimento legale, in base al pronunciamento della corte di Strasburgo, avviene nel caso in cui la donna sia stata indicata come ‘madre legale‘, nel certificato di nascita del Paese dove la gestazione ha avuto luogo. Il ricorso è stato presentato da due coniugi francesi, divenuti “genitori” di due bambini nati con la gestazione portata avanti da un’altra donna in California. Il padre è quello biologico, registrato come genitore nel certificato di nascita, mentre la moglie non ha legami biologici con i bambini.

Così la Cassazione transalpina ha chiesto l’intervento di Strasburgo, che ha specificato come il non riconoscimento legale del legame tra la madre intenzionale e il bambino ha un impatto negativo sui diritti del minore. Inoltre,  la tutela del miglior interesse del minore, richiede anche l’identificazione legale delle persone responsabili per la sua crescita e il suo benessere. La sentenza ha diviso l’opinione pubblica, tra chi parla di giusto equilibrio e quelli che la ritengono un abominio.