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buchi neri
Grossa scoperta sui buchi neri, qui una rappresentazione artistica © Getty Images

C’è grande entusiasmo per la conferenza nella quale si parlerà di buchi neri e di una scoperta già definita “epocale” su questi misteriosi oggetti cosmici.

Quest’oggi ne sapremo di più sui buchi neri. Questi misteriosi corpi celesti ci risultano da sempre invisibili per limiti fisici insuperabili. Infatti si tratta di regioni dello spaziotempo dalla forza di gravità talmente potente ed irresistibile da risucchiare al suo interno (l’orizzonte degli eventi) non solo tutta la materia circostante (gas, polvere cosmica, stelle e pianeti) ma anche la luce. E questo fa si che non sia possibile in alcun modo osservare in maniera diretta dei buchi neri. Eppure c’è chi è riuscito a fotografarne uno. La Commissione Europea, il Consiglio Europeo per la Ricerca ed il progetto EHT (Event Horizon Telescope) hanno in programma una conferenza stampa prevista per il pomeriggio di oggi nella quale illustreranno un risultato definito “rivoluzionario” grazie alle osservazioni condotte proprio dall’EHT. Quest’ultimo è un ‘consorzio’ di potenti telescopi sparsi per il mondo e che ha raccolto 10 petabyte di dati salvandoli in più di mille hard disk. Oggetti delle osservazioni si credeva fosse Sagittarius A, un buco nero supermassiccio che si ritiene stia al centro della nostra Via Lattea.

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Buchi neri, siamo pronti ad una svolta epocale

Dista 25mila anni luce dalla Terra ed è vasto a sua volta diversi anni luce, con una massa di oltre 4 milioni di volte quella del Sole. A ridosso della conferenza si è però scoperto che l’oggetto della curiosità degli uomini era ben più lontano, a 55 milioni di anni luce. Si tratta di M87, un immenso buco nero supermassiccio posto nella galassia Virgo A. L’appuntamento si svolgerà a Bruxelles, con in collegamento altri soggetti coinvolti da Stati Uniti, Francia e Taipei. Da quanto si sa, dovrebbe essere mostrata la prima immagine in assoluto di un buco nero. Che potrà essere dedotto da un anello di luce distorta attorno ad esso. Questo risultato è stato già definito come una pietra miliare nell’astrofisica, destinata a fare da punto di svolta su tutto ciò che sappiamo su queste bizzarrie dell’universo. L’esistenza dei buchi neri era stata teorizzata oltre cento anni fa da Albert Einstein nella sua Teoria della Relatività ed è unanimemente accettata dalla comunità internazionale degli addetti ai lavori. Un buco nero si crea alla morte di una stella supermassiccia. Se quest’ultima è delle dimensioni giuste, quando esaurisce tutto il suo ‘carburante’ interno (in un ciclo di milioni e milioni di anni, anche miliardi, che comprende la combustione di elio, idrogeno ed altri elementi fino ad esaurimento totale) finisce con il collassare su se stessa.

Come nasce un buco nero

Ciò provoca il sorgere di una porzione di spazio contraddistinta dalla inimmaginabile forza di gravità. E nella quale le regole della fisica che conosciamo finisco con l’annullarsi. Oggetti simili non possono essere visti ma è possibile ‘ascoltarli’: è proprio ciò che è accaduto il 14 settembre 2015, quando per la prima volta è stato captato il suono di onde gravitazionali derivanti dallo scontro di due buchi neri. I quali si erano reciprocamente attratti fino a formare un solo, enorme corpo. L’orizzonte degli eventi è invece quella parte del buco nero superata la quale non è più possibile tornare indietro, e non si sa che fine faccia la materia al suo interno. Sempre Einstein, con Rosen, teorizzò che un buco nero potesse fare da cunicolo per raggiunge un altro punto dello spazio accorciando enormemente i tempi di viaggio. Questo considerando come lo spazio si ‘increspi’ per via della forza esercitata dalla gravità, come dimostrano anche le distorsioni della luce.