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L’algoritmo di Google Translate Word2vec è la dimostrazione di come l’algebra informatica possa fondersi con la filosofia dell’austriaco Ludwig Wittgenstein. Scopriamo insieme il perché.

Secondo gli ultimi scritti del fu filosofo Ludwig Josef Johann Wittgenstein il significato della parola si modella intorno al suo contesto: devono aver studiato questa lungimirante teoria i programmatori del nuovo algoritmo di Google Translate, Word2vec, che si è rivelato incredibilmente funzionale. L’algoritmo creato a Mountain View genera rappresentazioni vettoriali, ovvero rappresentazioni numeriche di ogni singola parola, cercando di plasmare il termine nel giusto contesto. Il viaggio della traduzione si muove così tra i diversi calcoli di un motore di ricerca, bramando il termine adatto tra mille diverse interpretazioni.

Google Translate, l’accoppiata Word2vec e Wittgenstein

Cercando di ottimizzare la qualità del loro sito di traduzione online, i programmatori di Google hanno strutturato delle fitte reti neurali: queste, allenando i vari algoritmi nella comprensione della giusta correlazione tra le parole, dovrebbero consentire agli utenti di tradurre in modo consono, grazie ad un’adeguata conversione di ogni termine al contesto. Relazionando i termini precedenti ed antecedenti alla parola inserita, la rete riesce automaticamente e autonomamente a comprendere quale sia il termine più probo. Un esempio è l’associazione della parola re: se preceduta dal termine donna, la parola diverrà automaticamente regina, coniugando il tutto nella maniera grammaticalmente più adatta. Come spiega il programmatore e studioso di Wittgenstein Patrick Hebron:

La relazione spaziale tra questi termini permette di scoprire i legami concettuali che esistono tra loro.

Questa applicazione della filosofia di Wittgenstein nell’algebra informatica dimostra come i dettami delle scienze umanistiche possano fondersi con le scienze informatiche più evolute, permettendo una crescita ulteriore. Così le intuizioni di un celebre filosofo austriaco, ovvero l’università dei significati di una parola (pubblicate postume in Ricerche filosofiche; 1953), diventano argomento di studio comune e si trasformano, diventando un infinto numero di calcoli all’interno di un macchinario.