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21enne uccisa dal fidanzato Francesco MazzegaScopriamo chi era Nadia Orlando, la ragazza di 21 anni uccisa dal fidanzato Francesco Mazzega, condannato di recente a 30 anni di carcere.

Il processo ai danni di Francesco Mazzega, colpevole reo confesso dell’omicidio della fidanzata Nadia Orlando si è concluso lo scorso luglio con una condanna a 30 anni di carcere. Questa sera la storia d’amore naufragata, il feroce omicidio a mani nude, e tutto l’iter processuale verranno ricostruiti nella puntata di ‘Amore Criminale‘. La vittima, l’ennesima donna uccisa dalla rabbia di un compagno, aveva appena 21 anni ed un’intera vita davanti, la sua vita è finita a causa dell’incapacità del compagno di accettare che le loro strade si sarebbero separate per sempre.

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Chi era Nadia Orlando, la 21enne uccisa dal fidanzato ad Udine

Nata nel 1996 a Vidulis di Dignano, Nadia Orlando aveva trovato un lavoro nell’azienda ‘Lima‘ di San Daniele del Friuli dopo aver concluso la triennale all’Università di Udine. In quel luogo lavorava anche Francesco Mazzega, trentasettenne laureatosi all’Università di Trieste con il quale era fidanzata da qualche tempo. Davanti agli amici la coppia si presentava sempre felice e sorridente, mentre nell’intimità Francesco si manifestava geloso ed ossessivo e Nadia era vittima delle sue scenate. Il carattere del fidanzato aveva portato Nadia a considerare l’ipotesi di lasciarlo e proprio il 31 luglio del 2017 ha deciso di comunicargli la sua decisione.

Francesco non è riuscito ad accettarlo e l’ha strangolata dentro la sua auto. Accortosi solamente dopo della follia insita nel suo gesto, l’uomo ha continuato a vagare con la macchina fino a giungere al confine con la Slovenia; Nadia era posizionata al lato passeggero con la cintura di sicurezza ancora allacciata. Quella stessa sera Francesco si è consegnato alla Polizia sostenendo che la fidanzata era morta per soffocamento. Solo dalla successiva autopsia è emerso che era morta per strangolamento, fatto che ha condotto ad un’accusa per omicidio aggravato da futili motivi.

Nei mesi successivi, Mazzega è stato prima incarcerato e successivamente mandato ai domiciliari con obbligo di cavigliera elettronica. L’uomo, infatti, ha rischiato il linciaggio in carcere ed è stato scarcerato, poiché ritenuto non pericoloso. Nel luglio del 2018 è giunta la sentenza di primo grado che ha condannato l’imputato ad una pena detentiva di 30 anni di carcere.