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Medjugorje, in una lunga intervista parla l’inviato del Papa, l’arcivescovo Henryk Hoser: “Qui l’immagine di una Chiesa viva”.

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(ELVIS BARUKCIC/AFP/Getty Images)

Inviato del Papa a Medjugorje da ormai 15 mesi, l’arcivescovo Henryk Hoser, intervistato dal quotidiano della Cei ‘L’Avvenire’, evidenzia come il santuario mariano in terra bosniaca sia visto ormai sotto una veste nuova: “Mejugorje non è più un luogo ‘sospetto’. Sono stato inviato dal Papa per valorizzare l’attività pastorale in questa parrocchia, che è molto ricca di fermenti, vive di un’intensa religiosità popolare, costituita, da una parte da riti tradizionali, come il Rosario, l’adorazione eucaristica, i pellegrinaggi, la Via Crucis; dall’altra dal profondo radicamento di importanti Sacramenti come, ad esempio, la Confessione”.

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Le parole dell’inviato del Papa su Medjugorje

Monsignor Hoser è stato nominato Visitatore Apostolico a carattere speciale per la parrocchia di Medjugorje a tempo indeterminato, il 31 maggio dello scorso anno, e ora evidenzia come il paesino bosniaco rappresenta “un ambiente che si presta al silenzio e alla meditazione” e “la maggior parte dei fedeli non viene per le apparizioni”. Insomma, rispetto a qualche mese fa, ci sono nuovi passi in avanti. L’inviato del Papa racconta anche la vicenda di un ragazzo australiano, alcolista, tossicodipendente: “Qui si è convertito e ha scelto di diventare sacerdote. Mi colpiscono le confessioni. C’è chi viene appositamente qui anche solo per confessarsi. Mi colpiscono le migliaia di conversioni”.

Per l’arcivescovo, oggi Medjugorje è “un’esperienza da cui escono 700 vocazioni religiose e sacerdotali indubbiamente rafforza l’identità cristiana, un’identità verticale, in cui l’uomo, attraverso Maria, si rivolge al Cristo risorto. A chiunque ci si confronti, offre l’immagine di una Chiesa ancora pienamente viva e in particolare giovane”. Non è da escludersi, infine, che il paesino della Bosnia possa diventare delegazione pontificia: “L’esperienza dell’inviato della Santa Sede è stata accolta positivamente, come un segnale di apertura nei confronti di un’esperienza religiosa importante, diventata riferimento a livello internazionale”.

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