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Esino Lario, il Comune finisce in vendita per mancanza di fondi: all’asta edifici e piazze

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:56
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Esino Lario comune vendita
Pietro Pensa (screenshot)

Incredibile storia quella che arriva dalla Lombardia, un piccolissimo Comune rischia il crack a causa dello spopolamento: il sindaco annuncia la messa in vendita

Le casse del Comune sono al verde. I soldi delle tasse pagate dai cittadini non ci sono. E non perché i civili che ci vivono siano evasori. Semplicemente, sono sempre di meno. E allora, per risanare i conti, il Municipio mette in vendita… se stesso. L’incredibile storia arriva dalla Lombardia e precisamente da Esino Lario. Si tratta di un piccolo paesino che non conta 750 anime. E’ diventato famoso dopo che, nel 2016, ha ospitato il raduno nazionale di Wikipedia. Ma la notorietà non è bastato a fermare lo spopolamento, con decine di persone (non un numero enorme, ma di enorme impatto per un territorio così piccolo) che ogni anno emigrano verso le grandi metropoli. E lo Stato? Non sarebbe poi così presente, lasciando al suo destino questo piccolissimo Comune d’Italia. E così, l’amministrazione di Esino Lario ha pensato ad una soluzione drastica per salvarsi.

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Esino Lario, il Comune finisce in vendita per mancanza di fondi: all’asta edifici e piazze

Il Comune di Esino Lario è in vendita. O meglio, lo sono alcuni pezzi di questo angolo d’Italia che tutti sembrano aver dimenticato. E’ il sindaco Pietro Pensa che ha lanciato un appello su Youtube, spiegando perché sono state messe in vendita la casa comunale, piazza Caprera e via Crucis, ad esempio. “Ogni giorno i piccoli comuni italiani (tra cui il nostro) sono lasciati soli a lottare contro lo spopolamento, la mancanza di fondi e la difficoltà delle istituzioni nel fornire supporto – ha dichiarato la fascia tricolore – ecco perché – ho deciso di prendere una posizione forte per il bene di tutti, mettendo in vendita i luoghi simbolo del Comune”. “La vita in un piccolo paese è difficile e non possiamo biasimare le persone che decidono di trasferirsi in centri più grandi – continua il sindaco al Corriere della Sera – Ma così facendo, perdiamo la ricchezza dell’artigianalità, della cultura turistica ed enogastronomica ed il valore delle tradizioni diverse che fanno dell’Italia il Paese più bello del mondo”.