Caso Vannini, la criminologa Bruzzone: “La sentenza può essere annullata”

Secondo la criminologa Bruzzone la sentenza “può essere annullata”. Si riaccendono così le speranze dei genitori del ragazzo ucciso. 

Il processo sul caso Marco Vannini si deve rifare. A sostenerlo è la criminologa Roberta Bruzzone: “Ritengo che ci sia spazio in Cassazione per ottenere l’annullamento con rinvio e nuovo processo”, dichiara l’esperta tornando sulla controversa vicenda di cui si è occupata in prima persona. Parole che danno speranza ai genitori del ragazzo, secondo i quali è “assurdo e sconcertante non aver previsto le aggravanti”, come riporta il loro avvocato della famiglia Vannini.

Antonio Ciontoli è stato condannato a 5 anni per l’uccisione del bagnino 20enne, freddato con la pistola d’ordinanza del padre della sua fidanzata la sera del 17 maggio 2015. “In questo secondo grado Ciontoli è stato riconosciuto colpevole di omicidio colposo con l’aggravante della colpa cosciente”, spiega il legale dell’accusa. “Quello che sconvolge, è l’inadeguatezza della pena. E’ stato sconcertante non aver previsto nessuna aggravante”.

L’appello della madre della vittima

Intanto nella puntata stasera Chi l’ha visto? è tornato ad occuparsi della questione, con la mamma di Marco ospite nello studio di Federica Sciarelli. La donna continua a chiedere giustizia per la morte di suo figlio, dopo la sentenza d’appello che ha ridotto la pena (da 14 a 5 anni) per Ciontoli (mentre sono state confermate le pene a 3 anni per la moglie Maria Pezzillo e i figli Federico e Martina, ed è stata di nuovo assolta Viola Giorgini). “Marco è morto e queste persone che hanno ucciso mio figlio la fanno franca” ha commentato la signora Marina, aggiungendo che “la vita di Marco non vale cinque anni di carcere”. Di qui l’auspicio che “le indagini ripartano da zero”.

“Mio figlio – puntualizza la mamma di Marco – non avrebbe mai permesso che Ciontoli entrasse in bagno mentre era in doccia. L’unica stanza ordinata e ripulita in modo maniacale era quella di Martina, di solito disordinata. Una coincidenza o la sua camera è stata rimessa a posto?“. Quanto alla fidanzata di suo figlio, “non riesco a comprendere come si possa credere al fatto che Martina fosse in un altro luogo della casa, lei era a conoscenza della verità. Marco soffriva con un proiettile nel corpo che già gli aveva trapassato polmone e cuore e le sue urla si sentono benissimo nelle registrazioni telefoniche del 118”. Sulla base di questi e altri elementi la magistratura deciderà il da farsi.

EDS