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Emerge un nuovo inquietante retroscena dall’interrogatorio in carcere di Ousseynou Sy, l’uomo che ha dirottato e incendiato l’autobus di San Donato Milanese. 

“Sentivo le voci dei bambini morti in mare che dicevano ‘fai qualcosa di eclatante per noi ma non fare del male a questi bambini”: così ha detto Ousseynou Sy, l’uomo che ha dirottato e incendiato l’autobus di San Donato Milanese, interrogato oggi nel carcere di San Vittore per la convalida del fermo. Il suo obiettivo era compiere “un’azione dimostrativa” che avesse “non un impatto nazionale ma un massimo impatto internazionale”. E non fosse stato per la telefonata del ragazzino-eroe ci sarebbe probabilmente riuscito. Interrogatorio nel corso del quale, secondo il suo legale Davide Lacchini, Sy avrebbe mostrato “evidenti segni di squilibrio”. Di fronte al gip Tommaso Perna “ha lodato la politica italiana sulle migrazioni, è l’unica che ci mette dei soldi” perché il suo messaggio era che “nessuno dall’Africa deve venire in Europa”.

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Il piano di Ousseynou Sy

La procura milanese ha chiesto la custodia cautelare in carcere per Ousseynou Sy, nella convinzione che l’uomo potrebbe colpire ancora e compiere altre azioni simili, visto e considerato che non ha mai mostrato alcuno segno di pentimento. Anzi, ha addirittura rivendicato il suo gesto: “L’ho fatto per l’Africa – ha detto – perché gli africani restino in Africa e così non ci siano morti in mare”. Il suo piano? “Volevo andare a Linate, prendere un aereo per tornare in Africa e usare i bambini come scudo”. Il suo difensore, invece, al termine dell’interrogatorio di garanzia ha rettificato, spiegando che Sy “voleva andare a Linate da solo” e che “oggi come ieri ha costantemente ribadito che non voleva fare del male ai bambini”.

Secondo gli inquirenti fu lui ad appiccare il fuoco all’autobus, e per tale motivo lo ha indagato per sequestro di persona, incendio, resistenza e strage con l’aggravante della finalità terroristica. Mentre Sy sostiene che le fiamme divamparono accidentalmente, anche se “questa cosa l’avevo in mente da un po'”, e “la goccia che ha fatto traboccare il mio vaso” sarebbe stata il “caso” della nave Mare Jonio. Quindi ribadisce: “Sono un genitore, non volevo fare del male ai bambini, guido il pullman da 25 anni, se avessi voluto fare loro del male lo avrei già fatto”, contraddicendo in tal mondo le parole che mercoledì mattina ha urlato più volte ai ragazzini sull’autobus: “Da qui non esce vivo nessuno”. Il suo legale ha intanto fatto sapere che chiederà una perizia psichiatrica.

EDS