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La faglia che causò il terremoto del centro Italia nel 2016, che a sua volta distrusse Amatrice e Norcia, cela una sorta di “volume fantasma”. Ecco di cosa si tratta.

Una specie di “fisarmonica” che ha “creato lo spazio” per accogliere tutto il volume di roccia che si è abbassato durante la sequenza sismica che nel 2016 devastò il centro Italia. E’ questa l’ipotesi formulata dai ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) in uno studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports. Sotto la faglia che innescò quel terribile terremoto, distruggendo Amatrice e Norcia, si nasconderebbe una sorta di “volume fantasma”.

Elaborando i dati satellitari, l’équipe guidata da Christian Bignami è riuscita a calcolare il volume di roccia che si è spostato durante l’intera sequenza sismica iniziata nell’agosto 2016 e tuttora in corso. Così “abbiamo visto che il volume di roccia sceso è 7,5 volte maggiore di quello che si e’ spostato verso l’alto”. Il punto è: dove va a finire quella massa di crosta in eccesso? Secondo l’ipotesi dei ricercatori, potrebbe esserci “un volume fantasma che si trova sotto la roccia che si è abbassata, sotto la faglia, e che viene occupato quando c’è il terremoto. Non uno spazio vuoto, ma migliaia di fratture che creano lo spazio nella roccia, che può essere compresso per accogliere la roccia che si abbassa durante il sisma”, precisa Bignami.

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I possibili risvolti dell’ipotesi degli studiosi

Non c’è dubbio che il suolo abbia subito una deformazione durante la sequenza sismica verificatasi tra il 24 agosto e il 30 ottobre 2016, con una netta differenza tra i volumi di roccia che si sono abbassati e sollevati. La massima subsidenza rilevata è di circa 1 m contro i 12 cm di sollevamento stimato. In termini di volumi, gli esperti hanno calcolato 0,12 km3 in abbassamento e solo 0,016 km3 in sollevamento. Va da sé che il maggior volume “sceso” durante il sisma presuppone la presenza in profondità di un volume precedentemente dilatatosi e in grado di “accogliere” la massa in eccesso.

E’ nella fase preparatoria del terremoto, secondo il modello elaborato dagli studiosi, che  si formano nella crosta fragile (i primi 10-15 km) migliaia di microfratture lungo la catena appenninica, creando così quel volume “dilatato” che collassa quando non è più in grado di reggere il peso delle rocce sovrastanti. Proprio come una fisarmonica che si chiude. Secondo Bignami, il “volume fantasma” potrebbe “dare indicazioni sulla magnitudo dei terremoti” e sulle “zone da cui possono originare altri sismi importanti”. Sarebbe un enorme passo in avanti sul piano della prevenzione.

EDS