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(Websource / archivio)

Caterina Morelli ha dovuto arrendersi al cancro a 37 anni, nella notte tra giovedì e venerdì scorsi. La sua è stata una grande lezione di fede e coraggio. 

Il cancro alla fine è stato inesorabile. Ma quella di Caterina Morelli non è stata affatto una sconfitta, bensì una vittoria della vita. La malattia, durata sette lunghi anni e vissuta in una casa della sua Firenze diventata un luogo di fede e festa, era stata scoperta durante la sua gravidanza, quando aveva 31 anni. E lei aveva scelto di non abortire, trasformando la malattia – una forma di tumore al seno particolarmente aggressiva – in occasione per ripensare se stessa e aiutare gli altri. Proprio a partire da quello che sarebbe diventato suo figlio.

“Il suo funerale sembrava una festa”, raccontano gli amici. Proprio come avrebbe voluto lei. “Riusciva sempre a essere generosa e allegra. Certamente triste, ma non perdeva mai il sorriso, non si rinchiudeva in se stessa, ma si apriva al mondo”. Tutto questo grazie anche alla fede. “Tutta la mia sofferenza la offro a Gesù per il mondo – ripeteva spesso Caterina ai suoi familiari – . La volontà di Dio rende tutto perfetto”. Se n’è andata a soli 37 anni.

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La grande festa per una ragazza speciale

Quando ricevette la triste diagnosi Caterina si era da poco sposata con Jonata, con il quale aveva già avuto una bambina, Gaia, ed era incinta del secondo figlio. I medici le proposero come prima opzione la chemioterapia, che però non era compatibile con la maternità. Caterina scelse di portare a termine la gravidanza, affidandosi alle cure più tollerabili ma comunque efficaci dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano. E fu una scelta a ragion veduta, visto che lei stessa era laureata in medicina, con specializzazione in chirurgia pediatrica.

Solo dopo la nascita di Giacomo Caterina cominciò il ciclo di chemioterapia, seguito da nuove operazioni. Purtroppo, dopo una breve tregua, nel 2015 il tumore si è ripresentato in forma ancor più invasiva: metastasi al fegato, al polmone, alle ossa. Eppure, è proprio in quel periodo che la sua fede e il suo aiuto verso gli altri sono rafforzati. Caterina era diventata col tempo un sostegno anche per i compagni d’ospedale e per tutti coloro che seguivano i percorsi di chemioterapia. Con la sua energia vitale era anche riuscita a formare un gruppo di preghiera su Whatsapp.

La situazione è precipitata lo scorso settembre, con la diagnosi di metastasi al cervello e un repentino peggioramento delle sue condizioni fisiche. Qualche giorno fa il coma, poi il lento addio ai tanti che hanno continuato a farle visita e starle vicino fino all’ultimo. Al suo funerale c’erano almeno 2mila persone. E all’uscita dalla chiesa la sua bara è stata accolta da fuochi d’artificio. Perché lei credeva e sapeva che la festa della vita non finisce mai.

EDS

 

 

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